Il vuoto direzionale in Ferrovie dello Stato si aggrava con un nuovo colpo di scena dopo le dimissioni inaspettate di Stefano Donnarumma. A fine giugno, da Roma, il direttore finanziario Fabio Paris ha ufficializzato le dimissioni dal Gruppo, incarico ricoperto da novembre 2024. Il manager abbandona l'azienda dei trasporti per assumere il medesimo ruolo in Open Fiber, la società incaricata di sviluppare la rete nazionale in fibra ottica. La complessa scelta professionale matura in un momento storico delicatissimo per FS, schiacciata dalle enormi pressioni governative e dai feroci contrasti sulla gestione dei cantieri e sui disservizi della rete ferroviaria.
L'addio di Paris non rappresenta affatto una semplice mossa di carriera, ma il sintomo evidente di un malessere profondo che oggi spinge molti alti dirigenti verso realtà industriali decisamente meno vincolate ai capricci politici. Mentre la dirigenza vacilla sotto i duri colpi delle critiche ministeriali, le deleghe finanziarie rimaste scoperte dovrebbero finire temporaneamente nelle mani del vertice aziendale, nell'attesa formale di individuare un rapido sostituto. Un compito indubbiamente arduo, considerato il pesante clima d'incertezza che si respira tra i corridoi dell'infrastruttura.
La diaspora dei dirigenti sta progressivamente frammentando e azzoppando l'intero consiglio di amministrazione. Oltre al passaggio del CFO al comparto telecomunicazioni, il tabellone registra i recenti movimenti di Tiziana De Luca verso Enel e di Caterina Belletti in FS International. Secondo la stampa nazionale, perfino l'attuale responsabile delle risorse umane Gian Luca Orefice sarebbe ora pesantemente corteggiato da un colosso privato della difesa. Questa ennesima fuga strategica certifica quindi un'inequivocabile instabilità operativa: chiara incapacità dell'esecutivo di garantire coesione, finendo per trasformare i massimi vertici strategici dell'azienda in incontrollabili porte girevoli.