Nel corso di questo mese di giugno la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva gli ultimi ricorsi dei dodici imputati per la strage di Viareggio, confermando in maniera irrevocabile le condanne già stabilite nel terzo processo d'appello a Firenze. La storica decisione chiude un lunghissimo iter giudiziario durato quasi diciassette anni rispetto alla tragica notte del ventinove giugno duemilanove, quando il deragliamento di un carro cisterna carico di Gpl causò una tremenda esplosione e un vasto incendio nella stazione toscana, provocando trentadue morti e oltre cento feriti. I giudici della Suprema Corte hanno posto la parola fine a una vicenda complessa sancendo la condanna definitiva a cinque anni di reclusione per l'ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, Mauro Moretti, insieme alle pene comprese tra i due e i sei anni per gli altri undici responsabili, tra manager italiani e dirigenti delle società estere proprietarie del vagone.
Il fulcro della sentenza definitiva si concentra sul reato di disastro ferroviario colposo. La giurisprudenza ha confermato che l'incidente, sebbene innescato materialmente dalla rottura di un assile revisionato in Germania, sia riconducibile a una grave colpa organizzativa e a un deficit sistemico nei controlli sulla tracciabilità dei carri merci noleggiati. Nonostante nel 2021 fosse caduta l’aggravante delle norme antinfortunistiche per i residenti del quartiere, portando alla prescrizione dei reati di omicidio colposo plurimo, il verdetto finale riconosce che adeguate procedure di verifica avrebbero intercettato il difetto tecnico prima della messa in marcia del convoglio. Questa pronuncia rappresenta una svolta epocale per la sicurezza della mobilità su ferro, trasformando la cabina di regia dei grandi operatori del trasporto in un presidio di responsabilità inderogabile per la prevenzione dei rischi industriali.