La sera del 29 giugno 2026, la stazione di Milano Lambrate è diventata il teatro di una brutale aggressione ai danni di una capotreno di Trenitalia, assalita violentemente da un passeggero a bordo del Frecciarossa AV 8882 che era stato costretto a interrompere la propria corsa a causa di un improvviso blocco tecnico. L'episodio, denunciato tempestivamente dal sindacato Uil Trasporti di Milano e della Lombardia, evidenzia il drammatico picco di tensione che sta colpendo l'intera rete della mobilità nazionale, dove i frequenti disservizi infrastrutturali rischiano di trasformarsi in pericolosi catalizzatori di criminalità e rabbia sociale incontrollata.
Secondo le prime ricostruzioni dinamiche, l'aggressore si è scagliato contro la dipendente afferrandola con forza per la divisa, per poi scaraventarla sul pavimento della carrozza e colpirla ripetutamente al volto nel tentativo di sopraffarla fisicamente. Solamente la reazione coraggiosa e immediata di alcuni passeggeri presenti all'interno del compartimento ha evitato conseguenze potenzialmente letali per la lavoratrice, riuscendo a interrompere il pestaggio prima dell'arrivo dei soccorritori sanitari. Sfruttando la confusione del momento e l'apertura automatica delle porte del convoglio bloccato, l'uomo è riuscito a dileguarsi rapidamente lungo i binari dello scalo ferroviario milanese, eludendo la vigilanza delle pattuglie delle forze dell'ordine che non sono riuscite a identificarlo in tempo.
La gravità dell'accaduto ha spinto le segreterie sindacali lombarde a proclamare lo stato di agitazione immediato, invocando un tavolo prefettizio urgente per rivedere i protocolli di sicurezza e l'efficacia dei contingenti di FS Security. Questo tragico evento solleva pesanti interrogativi sulla reale capacità di protezione del personale ferroviario in prima linea, specialmente durante i turni notturni e in concomitanza con le criticità operative che lasciano i treni ad alta velocità isolati e vulnerabili all'interno delle stazioni periferiche della penisola. Le federazioni chiedono tutele reali per impedire che la mobilità diventi una trincea per chi vi lavora.