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Riforma portuale: Assologistica frena sul nuovo DDL

Alla Camera dei Deputati, Agostino Gallozzi boccia la creazione di Porti d'Italia SpA

Per scongiurare il rischio di una paralisi sistemica, il primo luglio 2026 Agostino Gallozzi ha portato la voce di Assologistica direttamente alla Camera dei Deputati. Il vicepresidente dell'associazione, audito dalla Commissione Trasporti, ha smontato pezzo per pezzo l'attuale Disegno di Legge sulla governance portuale, spiegando perché la tanto discussa riforma rischia di fallire. L'obiettivo del suo intervento è stato cristallino: blindare l'eredità virtuosa della vecchia normativa e proteggere l'efficienza competitiva del nostro scacchiere logistico internazionale.

Il bersaglio principale della critica è Porti d’Italia SpA, l'inedita entità a controllo statale pensata per accentrare le strategie infrastrutturali. Aggiungere una simile sovrastruttura burocratica, secondo gli addetti ai lavori, dilaterà inutilmente le tempistiche gestionali senza apportare benefici reali. Si tratta di un timore ampiamente diffuso: parallelamente, anche l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, spalleggiata da Assarmatori e Confitarma, ha denunciato come questo drastico accentramento svuoti di potere le comunità locali, tagliando fuori le imprese nevralgiche dell'indotto marittimo.

La ricetta alternativa proposta dagli operatori è netta e non prevede la proliferazione di nuove scrivanie dirigenziali, bensì un robusto potenziamento delle Autorità di Sistema Portuale. La priorità assoluta consiste nel cancellare i deludenti organismi di partenariato per resuscitare i vecchi comitati portuali. Questo cambio di rotta tattico mira a rimettere il timone decisionale nelle mani di chi produce economia, ripristinando un tavolo di confronto sincero e indispensabile tra lo Stato e le aziende che popolano le banchine.

Infine, la bocciatura si estende ai nuovi parametri comunitari per la classificazione dei terminal. Valutare l'importanza di uno scalo affidandosi ciecamente alla mappa formale delle reti europee TEN-T è ritenuto inaccettabile. Il vero valore di un'infrastruttura va calcolato misurandone il polso economico reale: i volumi di merce, i collegamenti retroportuali e la sinergia con il tessuto industriale limitrofo. Adottare acriticamente le etichette di Bruxelles scatenerebbe una concorrenza sleale, azzoppando le ambizioni espansive del Made in Italy.

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