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Tempesta a Hormuz: navi sotto attacco e noli alle stelle nel Golfo

Nuovo scontro militare tra Washington e Teheran. Scatta l'allerta massima

Nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2026, le Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell'Iran hanno lanciato un'offensiva missilistica nel Golfo Persico colpendo tre navi commerciali a sud dello Stretto di Hormuz, provocando l'immediata rappresaglia militare degli Stati Uniti. Il Comando Centrale statunitense ha risposto bombardando oltre ottanta obiettivi strategici nell'Iran meridionale per tutelare la sicurezza dei trasporti marittimi, mentre i mercati globali registrano già una violenta fiammata dei prezzi del greggio e dei costi assicurativi. La nuova escalation ha spinto l'intelligence navale ad elevare al livello massimo l'allerta per il transito delle imbarcazioni in tutto il quadrante mediorientale.  

A subire i danni maggiori è stata la gasiera Al Rekayyat, battente bandiera del Qatar, rimasta intrappolata in un violento incendio nella sala macchine dopo essere stata centrata da un proiettile al largo dell'Oman. Poco dopo, anche la superpetroliera saudita Wedyan è finita nel mirino dei raid subendo pesanti danneggiamenti alle strutture esterne. Le rotte commerciali dell'energia, pilastro della mobilità globale, si trovano nuovamente paralizzate anche a causa della presenza di decine di mine navali alla deriva segnalate dalle associazioni degli armatori. A complicare lo scenario economico si aggiunge la decisione del Tesoro americano di azzerare le deroghe sulle vendite petrolifere di Teheran, provocando un balzo immediato delle quotazioni del Brent e del Wti sui mercati internazionali.  

L'insicurezza della navigazione sta schiacciando la catena logistica globale sotto il peso di costi insostenibili. Per una superpetroliera, i premi assicurativi contro i rischi di guerra hanno raggiunto cifre astronomiche, obbligando i vettori a sborsare centinaia di migliaia di dollari per un singolo attraversamento settimanale. Parallelamente, le tariffe spot per le portacontainer rimangono altissime rispetto all'epoca precedente al conflitto, con rincari vertiginosi che colpiscono i collegamenti tra la Cina, il Nord Europa e le coste americane, minacciando direttamente la stabilità della catena di approvvigionamento mondiale.  

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