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Stretto di Hormuz: le petroliere giapponesi superano il blocco

Le navi dirette a Tokyo lasciano il Golfo Persico, la tensione tra Washington e Teheran sale

Le petroliere giapponesi destinate al trasporto di greggio hanno superato ieri con successo lo stretto di Hormuz, lasciando il Golfo Persico dopo essere rimaste intrappolate per giorni a causa della gravissima escalation militare in corso in Medio Oriente. La notizia di questo transito, confermata dai moderni sistemi di tracciamento marittimo globale, allenta parzialmente la morsa sulla sicurezza energetica di Tokyo, nel momento in cui i Guardiani della Rivoluzione iraniani minacciano la chiusura definitiva del corridoio strategico e il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro Teheran.

Nonostante questo parziale successo per la flotta commerciale nipponica, che include imbarcazioni di punta gestite dal colosso armatoriale Mitsui Osk Lines ora in rotta verso i porti nazionali, la crisi geopolitica nell'area rimane estremamente acuta. Altre quattro imbarcazioni commerciali collegate a interessi giapponesi risultano tuttora bloccate all'interno del bacino del Golfo, impossibilitate a muoversi per ovvi motivi di sicurezza legati alle continue provocazioni di carattere militare. Le autorità di Tokyo seguono la situazione sul campo con profonda apprensione, considerando l'altissima dipendenza strutturale del Paese dalle importazioni di idrocarburi mediorientali, che coprono oltre l'ottanta percento del fabbisogno energetico complessivo nazionale.

Il ministro giapponese delle infrastrutture e dei trasporti, Yasushi Kaneko, ha ribadito la ferma posizione del governo imperiale, dichiarando che la priorità assoluta di Tokyo resta la garanzia di una navigazione libera e del tutto sicura attraverso lo stretto di Hormuz. Tokyo sta intensificando i canali diplomatici con gli storici alleati occidentali per scongiurare un blocco prolungato delle vie marittime globali, uno scenario estremo che rischierebbe di innescare una immediata impennata speculativa sui prezzi del greggio a livello internazionale. L'evoluzione di questa complessa crisi geopolitica mette sotto costante pressione non solo il trasporto marittimo delle merci pesanti, ma l'intera stabilità economica e finanziaria globale.

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