Il settore del trasporto marittimo globale ha raggiunto lunedì sette settembre una quota record abbattendo la soglia storica dei trentaquattro milioni di Teu di capacità complessiva. La flotta planetaria di navi portacontainer sta vivendo una fase di espansione senza precedenti storici, caratterizzata dal costante arrivo nei mari di gigantesche unità di nuova costruzione uscite dai cantieri asiatici e da un ritmo di rottamazione delle vecchie imbarcazioni ridotto ai minimi termini. L'imponente flusso di nuove merci e veicoli lungo le principali direttrici commerciali internazionali sta spingendo gli armatori a trattenere in servizio anche i bastimenti più datati, determinando un incremento della capacità di stiva del quarantadue percento nel solo arco degli ultimi cinque anni.
A guidare questa trasformazione infrastrutturale della mobilità navale è la netta predominanza delle imbarcazioni di grande taglia con capacità superiore ai dodicimila Teu, veicoli marittimi progettati per abbattere i costi di gestione per singolo container e garantire la massima efficienza energetica sulle rotte tra Oriente ed Europa. L'assetto proprietario della logistica si sta parallelamente concentrando nelle mani dei grandi operatori di linea, i quali controllano ormai oltre due terzi della flotta mondiale. Questa strategia di integrazione verticale mira a garantire un controllo diretto sulle catene di fornitura, proteggendo le rotte commerciali dalle fluttuazioni dei noli e garantendo la regolarità delle consegne anche di fronte alle attuali deviazioni geografiche imposte attorno alle rotte africane.
Il prolungato aumento della capacità di carico pone complessi interrogativi sulla gestione della catena logistica nei principali scali portuali europei ed italiani. Con un portafoglio ordini che previe consegne fino al duemilatrenta, la disponibilità di spazio sul mare rischia di generare una sovraofferta strutturale, specialmente qualora le riaperture dei passaggi strategici tradizionali dovessero abbreviare i tempi di percorrenza delle navi. Per mantenere l'equilibrio operativo, il comparto dello shipping dovrà necessariamente pianificare nei prossimi anni un piano straordinario di dismissione per oltre duemila navi ormai obsolete, favorendo il ricambio generazionale verso modelli alimentati da carburanti verdi e tecnologie a ridotto impatto ambientale.