L'8 settembre 2026, il governo canadese guidato dal primo ministro Mark Carney ha fatto scattare ufficialmente ad Ottawa pesanti dazi ritorsivi compresi tra il 15 ed il 50 per cento su oltre venti miliardi di dollari di merci importate dagli Stati Uniti. La decisione rappresenta una risposta speculare "dollaro su dollaro" ai provvedimenti protezionistici varati a fine agosto dalla Casa Bianca, facendo precipitare lo scontro commerciale lungo il confine nord-americano e minacciando direttamente l'integrazione delle filiere dell'automotive, dei materiali ferrosi, dell'elettronica, della logistica e dei trasporti merci regionali.
L'aspro contenzioso economico, deflagrato in seguito all'interruzione dei negoziati bilaterali sulle tutele industriali e linguistiche, ha travolto anche il comparto dell'aviazione commerciale e d'affari. Il presidente statunitense Donald Trump ha infatti minacciato il blocco totale delle vendite sul mercato americano contro il colosso aerospaziale canadese Bombardier, esigendo il trasferimento immediato dei siti produttivi nei confini statunitensi per accedere ai clienti locali. Una mossa destinata a destabilizzare la filiera aeronautica globale, considerando che il gruppo industriale di Montréal genera oltre la metà del proprio fatturato negli Stati Uniti e collabora attivamente con quasi tremila aziende fornitrici dislocate sul territorio americano per la costruzione dei propri velivoli.
Parallelamente, la stretta doganale incrociata minaccia di paralizzare la mobilità delle componenti ed il settore automobilistico, già duramente provato dalle recenti sovrattasse del cinquanta per cento sui veicoli e sulle materie prime in transito tra i due Paesi. Questo braccio di ferro commerciale a tutto campo rischia di inceppare i storici corridoi logistici integrati del continente nordamericano, aumentando vertiginosamente i costi di trasporto su gomma e rallentando le rotte di consegna intermodali. Con la totale assenza di un tavolo negoziale attivo tra Washington ed Ottawa, l'escalation tariffaria rischia di provocare ritardi nei terminal merci, rincari sui beni manifatturieri ed un prolungato stallo operativo per tutte le imprese attive nella catena di distribuzione internazionale.