Il 14 settembre scorso, si è aperto un duro braccio di ferro politico e infrastrutturale tra il Canton Ticino e il Consiglio Federale elvetico in merito alla definizione della nuova strategia ferroviaria di lungo periodo denominata Trasporti '45. Il governo di Bellinzona, sostenuto apertamente dalle categorie economiche della Regio Insubrica e dall'associazione ProGottardo, contesta con forza le decisioni di Berna che escludono dai finanziamenti strategici il completamento a sud della rete transalpina AlpTransit e le indispensabili connessioni internazionali verso Milano, penalizzando l'integrazione del sistema svizzero nei corridoi di trasporto europei.
L'articolata contestazione ticinese verte sulla totale assenza di una visione sistemica per l'asse nord-sud, fondamentale per garantire la continuità della mobilità delle merci e dei passeggeri lungo la principale direttrice continentale. Il piano elvetico predilige infatti gli investimenti nelle regioni centro-settentrionali della Confederazione, rinviando a tempo indeterminato le circonvallazioni locali e le opere di raccordo fondamentali per l'Italia. A rafforzare notevolmente le critiche degli operatori commerciali è giunto un severo rapporto del Controllo Federale delle Finanze, il quale ha bocciato la stabilità finanziaria del documento evidenziando gravissime carenze analitiche e l'assenza di opzioni infrastrutturali alternative.
In vista del verdetto definitivo del Parlamento di Berna, l'integrazione del Ticino nei corridoi logistici rappresenta una priorità imprescindibile per l'intero comparto industriale insubrico. Un'eventuale bocciatura delle integrazioni al progetto rischierebbe di far slittare la modernizzazione dei collegamenti transfrontalieri direttamente alla fine del secolo, provocando conseguenze drammatiche per la competitività del trasporto ferroviario, per la decarbonizzazione delle merci e per il necessario coordinamento con la rete infrastrutturale italiana.