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Caro-carburante: la protesta dei pescatori francesi

Sotto pressione il governo di Parigi

Cinquantotto imbarcazioni e centinaia di marittimi hanno bloccato il 15 settembre i principali snodi petroliferi della costa mediterranea francese per denunciare l’aumento insostenibile dei costi energetici per le flotte locali. L’azione congiunta, promossa dai comitati della pesca di Occitania, Paca e Corsica insieme ai sindacati di categoria, ha preso di mira il terminal di Fos-sur-Mer ed il deposito di Frontignan, interrompendo il transito delle autocisterne e mandando in tilt la distribuzione del carburante. La protesta si è rapidamente estesa alle infrastrutture portuali di Sète, Nizza e Port-la-Nouvelle, generando pesanti ripercussioni sulla navigazione commerciale e sul trasporto dei passeggeri lungo la direttrice con l'Italia. Il blocco navale all'imboccatura dello scalo nizzardo ha persino costretto alcuni traghetti della Corsica Ferries a modificare la rotta ed a dirottare gli sbarchi verso il porto savonese.

Alla base della mobilitazione c'è l’impatto devastante che le quotazioni del gasolio professionale esercitano sui bilanci operativi delle marinerie. La proroga del contributo statale fino a fine anno, annunciata dall'esecutivo guidato dal primo ministro Sebastien Lecornu, viene giudicata del tutto insufficiente dai rappresentanti degli armatori. Le associazioni di settore pretendono infatti l'introduzione immediata di un calmiere fissato a sessanta centesimi al litro, oltre allo sblocco immediato dei sussidi pregressi accumulati dalla scorsa primavera.

Le rivendicazioni travalicano tuttavia la sola questione fiscale e investono direttamente le direttive comunitarie sulla tutela degli ecosistemi marini. I lavoratori del mare contestano duramente i vincoli imposti dal piano europeo West Med, una regolamentazione che ha drasticamente ridotto a soli cento giorni l'operatività annuale delle imbarcazioni a strascico. Le delegazioni sindacali, ricevute a Parigi dalla ministra Catherine Chabaud, chiedono una profonda revisione delle maglie delle reti e un sostegno strutturale alla transizione del comparto, ribadendo che senza garanzie economiche certe la flotta del Mediterraneo rischia la paralisi definitiva.

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