I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Napoli hanno eseguito il 29 settembre un'ordinanza cautelare verso venti indagati per corruzione, frode e caporalato nell'ambito dei cantieri TAV. L'imponente operazione giudiziaria, guidata direttamente dal procuratore partenopeo Nicola Gratteri, ha messo sotto la lente d'ingrandimento i lavori di costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari nelle tratte campane. L'inchiesta svela un denso sistema illecito radicato nella gestione delle commesse pubbliche, dalla fornitura del calcestruzzo fino allo smaltimento dei materiali di scavo, compromettendo la trasparenza di un'opera infrastrutturale fondamentale per la mobilità dell'intero Mezzogiorno.
L'attività investigativa ha portato a dieci arresti domiciliari, oltre a sospensioni dai pubblici uffici e obblighi di dimora per funzionari e imprenditori coinvolti. Il quadro delineato dagli inquirenti descrive una fitta rete di favori scambiati tra privati e pubblici ufficiali preposti ai controlli di cantiere. In cambio di un'ingiusta agevolazione negli appalti e nei pagamenti, venivano elargiti mazzette in contanti nascoste in confezioni regalo, orologi di grande valore, telefoni e soggiorni di lusso, finanziati attraverso l'emissione sistematica di fatture per operazioni inesistenti.
Un ulteriore e grave filone d'indagine ha documentato il brutale sfruttamento di operai extracomunitari impiegati nelle opere di scavo. I lavoratori, prevalentemente di origine egiziana, venivano costretti a sostenere turni estenuanti fino a venti ore giornaliere, percependo paghe misere e vivendo in alloggi precari privi di tutela sanitaria. L'integrità dei cantieri e la tutela dei diritti lavorativi si confermano condizioni imprescindibili per lo sviluppo delle grandi reti di trasporto italiane. La magistratura ha contestualmente disposto il sequestro preventivo dei beni per confiscare i profitti illeciti, riaffermando la legalità come pilastro fondamentale del rilancio infrastrutturale nazionale.