Un’eventuale uscita di scena di Renato Schifani dalla guida della Sicilia aprirebbe uno scenario istituzionale complesso, con possibili urne già il 13 dicembre. Fino a quel momento l’esecutivo regionale potrebbe operare soltanto in regime di ordinaria amministrazione: la manovra di stabilità di fine anno non verrebbe approvata e la Regione entrerebbe in esercizio provvisorio, con rilevanti limiti alla spesa proprio nelle fasi più delicate della campagna elettorale.
È questa una delle principali preoccupazioni emerse in Forza Italia dopo lo scontro politico con il governatore. L’ipotesi delle dimissioni e della conseguente conclusione anticipata della legislatura aveva iniziato a circolare già nella serata di ieri, alimentando apprensione anche tra i deputati dell’Assemblea regionale al primo mandato.
Per questi ultimi, infatti, un ritorno anticipato alle urne avrebbe una conseguenza diretta sul trattamento previdenziale: il requisito dei 4 anni, 6 mesi ed un giorno scatterebbe soltanto nel maggio 2027. Lo scioglimento dell’Assemblea prima di quella data impedirebbe a numerosi parlamentari regionali di raggiungere la soglia prevista.
Alla base della tensione vi sono le parole del commissario siciliano del partito, Nino Minardo, che ha invocato "una proposta politica completamente nuova". Una posizione letta come una chiusura rispetto alla possibilità di una ricandidatura di Schifani alle regionali del 2027.
Gli esponenti incaricati della mediazione stanno lavorando per ricucire il rapporto. Sul tavolo resta un confronto tra il leader nazionale Antonio Tajani, Schifani e Minardo, ma al momento non risultano né una convocazione definita né una data certa per l’incontro.