La disponibilità di petroliere si sta rapidamente contraendo sui mercati globali, poiché numerose unità vengono dirottate verso il Medio Oriente per intercettare i noli eccezionali generati dal rischio operativo nell’area dello Stretto di Hormuz. L’effetto è una pressione crescente anche sulle rotte non direttamente coinvolte dalla crisi, dove trovare tonnellaggio libero è diventato più difficile.
Il segmento delle Vlcc, le superpetroliere capaci di caricare fino a 2 milioni di barili, è al centro della tensione. Sulla tratta tra il Golfo e l’Asia orientale le tariffe giornaliere hanno raggiunto 1,4 milioni di dollari, secondo dati Bloomberg. Il costo per movimentare greggio verso l’Asia orientale risulta ormai superiore di oltre sei volte ai livelli precedenti al conflitto.
Una quota rilevante della flotta mondiale è inoltre impiegata in operazioni ship-to-ship al di fuori di Hormuz. Questa attività, sommata al richiamo esercitato dai noli mediorientali, sottrae capacità al resto del mercato e amplifica la scarsità di navi disponibili per i normali traffici intercontinentali.
Nel frattempo, i volumi di greggio in passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz sono risaliti nelle ultime settimane su livelli prossimi a quelli precedenti al conflitto. La ripresa dei flussi non ha però attenuato il premio di rischio richiesto dagli armatori, mentre continuano gli attacchi alle navi in transito.
L’aumento non riguarda soltanto il collegamento dal Golfo asiatico. Secondo Bloomberg, una Vlcc per il viaggio dal Golfo degli Stati Uniti al Giappone sarebbe stata proposta a 82 milioni di dollari: il 50% in più rispetto a tre settimane prima. La domanda di grandi unità sta trascinando verso l’alto anche i noli delle petroliere di taglia inferiore, mentre produttori e acquirenti cercano rotte e tonnellaggio alternativi in un mercato dalla capacità estremamente limitata.