La competitività del trasporto merci su ferro è condizionata in modo rilevante dagli oneri di manovra. L’accesso alla rete comporta infatti extra-costi valutati fra 100 e 110 milioni di Euro all’anno: l’incidenza media è pari a 518 Euro per ciascun treno, mentre negli scali portuali può avvicinarsi a 700 Euro.
Per attenuare questa voce di costo, la legge di Bilancio 2025 ha confermato fino al 2030 il contributo destinato alla manovra ferroviaria portuale. Il provvedimento necessita però ancora del decreto attuativo. Anche con una disponibilità massima di 6 milioni di Euro annui, la misura sarebbe in grado di compensare soltanto il 25% dei maggiori costi registrati nei porti.
Il tema assume particolare rilievo alla luce del contributo energetico e climatico assicurato dalla ferrovia. Le elaborazioni Rse indicano che, ogni anno, il traffico ferroviario delle merci evita il consumo di circa 670 milioni di litri di carburante fossile rispetto al trasporto stradale. Un volume corrispondente a circa 7,3 milioni di viaggi effettuati da veicoli pesanti.
Sul piano emissivo, il beneficio stimato raggiunge 1,6 milioni di tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera. Tale quantità equivale a circa il 4% del traguardo nazionale di riduzione fissato al 2030 per i trasporti. Considerando il singolo convoglio, il trasferimento della merce dalla strada alla rotaia permette mediamente di evitare l’impiego di circa 3800 litri di gasolio e l’emissione di circa 10 tonnellate di CO2.