L’eventuale partecipazione delle imprese britanniche alle iniziative industriali dell’Unione europea potrebbe passare anche da una maggiore convergenza di Londra sulla politica commerciale nei confronti delle auto elettriche cinesi. Al German-British Business Summit tenuto a Londra, il ministro britannico al commercio Anas Sarwar ha indicato che i contatti con Bruxelles sul tema restano aperti, secondo quanto riferito da "Politico".
Alla domanda sull’ipotesi di introdurre nel Regno Unito dazi sulle vetture elettriche costruite in Cina, Sarwar ha risposto che le interlocuzioni con i partner europei “proseguono”. Le sue parole costituiscono, per la stessa fonte, il segnale più esplicito emerso finora di una possibile revisione dell’atteggiamento britannico.
Il nodo riguarda la pressione esercitata dalla rapida crescita dell’industria cinese ed i possibili effetti sulle filiere automotive. “Il settore automotive e la partnership restano forti, ma dobbiamo affrontare la sfida derivante dalla rapida espansione della Cina? Naturalmente sì”, ha dichiarato il ministro. “Più Regno Unito e Ue lavorano insieme ed agiscono in sintonia, meglio è per entrambi”, ha aggiunto.
Parallelamente, Londra è impegnata in un negoziato con la Commissione europea per scongiurare, dal prossimo anno, l’applicazione di dazi del 10% alle auto elettriche scambiate fra Regno Unito ed Ue. La misura deriverebbe dall’entrata in vigore di criteri di origine più severi contemplati dall’accordo "post-Brexit".
Il governo britannico punta anche ad ottenere l’accesso delle proprie aziende alle politiche Made in Europe. In questo quadro, l’Industrial Accelerator Act potrebbe creare uno svantaggio per i costruttori del Regno Unito qualora rimanessero fuori dal suo perimetro: il provvedimento prevede infatti preferenze per i prodotti europei in determinate gare pubbliche. Secondo "Politico", esponenti del governo tedesco e funzionari Ue ritengono che la contrarietà britannica ad allinearsi alle tariffe europee sulle elettriche cinesi renda meno solida la richiesta di inclusione.
Sarwar ha riconosciuto che Europa e Regno Unito devono misurarsi con problemi comuni, dal protezionismo alla crescita cinese, inclusi gli impatti sulle catene di approvvigionamento. “Non dico ai nostri colleghi europei che non dovrebbero avere una campagna Made in Europe. Noi abbiamo una campagna Made in UK”, ha affermato, richiamando tuttavia la necessità di evitare effetti non voluti a danno delle imprese.
L’apertura segna una differenza rispetto alla prudenza espressa il mese scorso dal ministro britannico delle imprese Jonathan Reynolds. Quest’ultimo aveva evidenziato il rischio di ritorsioni commerciali per un comparto fortemente dipendente dalle esportazioni e aveva definito “delicata” la posizione del Regno Unito sull’adozione di dazi contro le auto elettriche cinesi.