La convocazione del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per il 27 ottobre potrebbe non bastare a scongiurare l’allargamento della mobilitazione nell’autotrasporto. Unatras, coordinamento delle associazioni del comparto, sollecita un confronto immediato con il Governo e prospetta il fermo nazionale dei mezzi pesanti almeno fino a martedì qualora non arrivi una risposta in tempi rapidi. Sulla stessa linea si colloca Conftrasporto, mentre per oggi sono previsti blocchi di tir in Calabria e Sicilia.
Al centro della protesta c’è la crescita dei costi operativi, a partire dal gasolio, che secondo le organizzazioni sta mettendo sotto pressione la sostenibilità economica delle imprese. Le associazioni giudicano insufficienti, oltre che non ancora erogati, gli interventi approvati a maggio. Chiedono l’adeguamento delle tariffe ai costi effettivi di esercizio e l’estensione dei ristori anche ai veicoli Euro 4 ed alle classi ambientali precedenti. Per Unatras, dopo il tavolo del 22 maggio a Palazzo Chigi, il dialogo con l’Esecutivo si sarebbe interrotto senza una verifica dell’efficacia delle misure adottate né un esame di ulteriori provvedimenti.
"La situazione è molto preoccupante. L’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha creato tensione fra le imprese che è sfociata in proteste spontanee", afferma il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Una prima dimostrazione delle conseguenze sulla distribuzione dei carburanti si è già registrata nel Mezzogiorno, dove i blocchi attorno a Taranto hanno inciso sui flussi diretti alla raffineria Eni.
Gli addetti dell’ex-Ilva, al quarto giorno di iniziativa, hanno presidiato ed occupato le statali 100 e 106 nei punti di accesso alla città, ostacolando il collegamento con l’impianto del capoluogo ionico. La raffineria costituisce un nodo rilevante per la produzione e la fornitura di carburanti in Puglia, Basilicata e Calabria: serve anche attività essenziali, mezzi di soccorso, aeroporti pugliesi, la rete Enilive ed altri operatori. L’azienda ha comunicato che lo stabilimento continua ad operare regolarmente ed in condizioni di sicurezza; senza l’arrivo di gas e prodotti chimici necessari al ciclo produttivo, tuttavia, nei prossimi giorni potrebbero manifestarsi criticità fino al rischio di fermata degli impianti.
In Puglia la prospettiva di difficoltà nell’approvvigionamento ha provocato code ai distributori, sia nelle città sia nei centri minori, con numerosi impianti rimasti senza prodotto ed una maggiore affluenza anche nei supermercati. La carenza di autobotti provenienti dalla Puglia, assenti da due giorni, ha già lasciato senza carburante diversi punti vendita calabresi; analoghe difficoltà sono segnalate in Basilicata.
Sul fronte dell’ex-Ilva, Palazzo Chigi ha convocato il 27 ottobre le organizzazioni metalmeccaniche. Fonti governative riferiscono di contatti del sottosegretario Alfredo Mantovano e del ministro del Lavoro Elvira Calderone con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e con il prefetto di Taranto. I sindacati valuteranno oggi in assemblea l’eventuale rimozione dei blocchi. Nella stessa giornata sono annunciati scioperi degli addetti ex-Ilva di Novi Ligure e Racconigi, in attesa dei tavoli convocati ad Alessandria e presso la Regione Piemonte.