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Crisi auto, anche BMW cede: piano da 8.000 esuberi e svolta sui costi

Tagli nell'amministrazione per difendere i margini dell'elettrico

Il 3 agosto 2026, la casa automobilistica tedesca BMW ha ufficializzato un drastico piano di contenimento dei costi per contrastare il rallentamento dei profitti industriali, prevedendo la riduzione di 8.000 posizioni lavorative entro il 2027 nei comparti amministrativo e di ricerca. La decisione è stata presa dalla dirigenza guidata dal CEO Milan Nedeljkovic a seguito di un secondo trimestre privo di slancio, chiuso con un margine operativo nell'automotive sceso al 2,3% e un calo del 35% dell'utile prima delle imposte. La flessione è determinata dal calo delle immatricolazioni nei mercati chiave mondiali e dalle criticità della transizione verso i veicoli a zero emissioni, che impongono un'immediata revisione della struttura societaria.

La perdita di quota di mercato nel continente asiatico, dove le vendite del marchio hanno registrato un crollo del 30%, incide in modo diretto sui bilanci, complice la forte affermazione della concorrenza locale nei segmenti dell'auto elettrica e digitale. Questa fase di trasformazione tocca l'intero comparto manifatturiero europeo, spingendo la casa di Monaco ad allinearsi alle politiche di rigore già intraprese da altri grandi gruppi del settore per sostenere i massicci investimenti sull'elettrificazione della gamma.

Per difendere la redditività aziendale, il management punta a razionalizzare l'offerta eliminando le varianti di motore meno richieste dai consumatori, mantenendo comunque attiva la produzione dei modelli tradizionali nei Paesi in cui la domanda di motori termici resta elevata. L'obiettivo prioritario della ristrutturazione resta la creazione di una filiera produttiva più flessibile e competitiva, capace di rispondere alle sfide commerciali globali senza rinunciare ai target ambientali fissati per i prossimi anni.

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