Tensioni sempre più alte nel settore dell'automotive globale: la leadership canadese guidata da Mark Carney ha denunciato con fermezza a Ottawa le continue violazioni del trattato di libero scambio USMCA da parte degli Stati Uniti, i quali hanno recentemente imposto dazi unilaterali su acciaio e alluminio per frenare le ambizioni commerciali del Paese transfrontaliero.
Il contenzioso economico rischia di paralizzare la catena di fornitura dell'industria automobilistica nordamericana, un comparto strategico già impegnato nella complessa transizione verso i veicoli a zero emissioni. Le mosse della Casa Bianca mirano a proteggere il mercato interno e a contrastare i recenti accordi internazionali che il Canada sta stringendo con i partner europei e asiatici. Tuttavia, le restrizioni americane stanno producendo l'effetto opposto. Ottawa ha infatti risposto accelerando lo sviluppo industriale interno, potenziando la produzione locale di componenti chiave per la mobilità e riducendo drasticamente la propria dipendenza dalle forniture statunitensi.
In un momento storico in cui il mercato dei trasporti necessita di materie prime accessibili e flussi commerciali fluidi per sostenere la decarbonizzazione, lo scontro in Nord America evidenzia come il protezionismo stia diventando un freno per l'innovazione tecnologica. Per i grandi costruttori di auto, la crisi dell'USMCA dimostra l'urgenza di diversificare le filiere, puntando su mercati aperti in grado di garantire la stabilità della produzione. Il Canada si proietta così come un nuovo polo strategico della mobilità globale, determinato a crescere nonostante gli ostacoli di Washington.