Nel corso di questa settimana, il Dipartimento di Stato americano ha disposto la sospensione a livello globale di tutti gli appuntamenti per l'ottenimento dei visti di immigrazione presso le ambasciate e i consolati statunitensi nel mondo. La misura, voluta dall'amministrazione guidata da Donald Trump, ha provocato il rinvio immediato delle interviste già programmate per migliaia di richiedenti, ai quali è stata recapitata una notifica via e-mail con la cancellazione della data di convocazione. L'interruzione temporanea è stata motivata dall'esigenza di avviare un ciclo di formazione approfondita per i funzionari consolari, finalizzato a irrigidire i criteri di selezione ed escludere i soggetti che potrebbero gravare sul sistema di assistenza sociale americano.
Questo provvedimento impatta in maniera diretta sulla mobilità transfrontaliera dei lavoratori altamente qualificati e sui flussi di ricongiungimento familiare, paralizzando temporaneamente gli spostamenti verso gli Stati Uniti. Il blocco arriva peraltro a pochi giorni di distanza dalla decisione di un giudice federale di New York, che ha fermato una precedente direttiva tesa a congelare i visti per i cittadini provenienti da 75 Paesi ritenuti a rischio finanziario. Con questa nuova iniziativa globale sui corsi d'aggiornamento, la Casa Bianca aggira lo stop giudiziario, rallentando l'iter di rilascio dei permessi di soggiorno permanente lungo tutte le rotte migratorie internazionali.
Il contraccolpo sulle catene del valore aziendali e sulla logistica dei trasferimenti aziendali appare inevitabile. Molte imprese multinazionali e professionisti che avevano pianificato il proprio trasferimento negli USA vedono ora congelati i propri programmi di viaggio, con pesanti ricadute economiche derivanti dai costi già sostenuti per spostamenti e alloggi. La stretta sui visti evidenzia una tendenza sempre più marcata verso il protezionismo della mobilità professionale, destinata a ridisegnare i flussi migratori globali verso l'America nei prossimi mesi.