La progressiva magra del fiume Reno rischia di stravolgere i corridoi logistici del Nord Europa, aprendo per i porti liguri di Genova e La Spezia un'inattesa finestra di opportunità per intercettare i traffici diretti in Svizzera e nel centro del continente. La presa di posizione arriva oggi dal presidente di Federlogistica, Davide Falteri, che evidenzia come il drastico calo dei livelli d'acqua sul tratto critico di Kaub stia bloccando il transito delle chiatte commerciali dirette a Basilea. L'inaccessibilità dell'arteria fluviale elvetica, su cui transitavano fino a ieri oltre 130mila container all'anno, impone una rapida riorganizzazione dei flussi di approvvigionamento per le imprese industriali dell'Europa centrale.
La crisi idrica lungo l'asse renano mette a nudo la vulnerabilità delle storiche direttrici settentrionali, costringendo i grandi operatori marittimi a valutare rotte alternative lungo la sponda meridionale. La Liguria, che fino agli anni Sessanta rappresentava il naturale sbocco a mare della Confederazione Svizzera prima dell'egemonia dei porti del range nord-europeo, dispone ora del contesto idoneo per riappropriarsi delle proprie quote di mercato. Per consolidare questo sorpasso competitivo, tuttavia, il settore della mobilità e della logistica nazionale deve accelerare l'integrazione tra il sistema portuale e i corridoi ferroviari transalpini.
Il successo dell'operazione dipende dalla tempestività nel completare infrastrutture chiave come il Terzo Valico dei Giovi e dal potenziamento delle procedure doganali nei retroporti per le merci ad alto valore aggiunto, dal comparto chimico a quello farmaceutico. Le congestioni che penalizzano la navigazione interna centro-europea dimostrano come il fattore climatico stia ridisegnando la geografia dei trasporti. L'Italia possiede le carte in regola per accreditarsi quale hub di riferimento per i mercati elvetici, a patto di garantire collegamenti intermodali certi e servizi retroportuali ad alta efficienza.