Il 15 settembre, a Roma, la federazione dei concessionari italiani Federauto ha chiesto ufficialmente alle istituzioni dell'Unione europea di revisionare i regolamenti sui target di emissione della CO2 per autovetture e veicoli commerciali. Attraverso l'intervento del presidente Massimo Artusi, l'associazione punta a superare l'esclusività dei motori elettrici a batteria nel percorso di decarbonizzazione dei trasporti, sollecitando l'introduzione della neutralità tecnologica per evitare pesanti sanzioni ai costruttori e salvaguardare la sostenibilità economica dell'intero comparto industriale.
La presa di posizione trova sponda nei risultati redatti dal politecnico di Monaco di Baviera, che evidenziano la necessità di adottare la metodologia dell'analisi del ciclo di vita. Questo approccio valuta le emissioni complessive generate dalla produzione, dall'uso e dallo smaltimento del mezzo, anziché misurare unicamente l'impatto allo scarico. L'attuale andamento delle vendite in Europa conferma infatti la presenza di profonde disparità geografiche, con quote di mercato dell'elettrico ridotte ad una sola cifra in numerosi Paesi europei a causa dei costi elevati e della lentezza nello sviluppo delle infrastrutture di ricarica.
L'associazione propone di affiancare alla trazione elettrica soluzioni basate sull'impiego di biocarburanti avanzati, biometano, idrogeno e vettori sintetici rinnovabili, capaci di abbattere immediatamente l'impronta carbonica del parco circolante esistente. La transizione ecologica della mobilità richiede una revisione pragmatica della direttiva europea sulle energie rinnovabili per valorizzare le eccellenze dell'economia circolare e proteggere la filiera occupazionale del continente. L'adozione di standard normativi aggiornati consentirebbe di conciliare gli obiettivi ambientali con le reali esigenze di spostamento di cittadini ed imprese, garantendo la continuità operativa del sistema dei trasporti della comunità europea.