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Porti siciliani a rischio paralisi: scatta l'ultimatum

Il comandante Salvatore Bella minaccia il fermo dell'intermodalità

Salvatore Bella, coordinatore del Comitato trasportatori siciliani, ha lanciato oggi, 18 settembre, un perentorio ultimatum di quindici giorni alla Regione siciliana ed al ministero delle Infrastrutture per scongiurare un gravissimo blocco dei trasporti marittimi nell'isola. L'associazione di categoria minaccia l'immediata proclamazione del fermo dell'autotrasporto intermodale in tutti i porti della Sicilia qualora non arrivino risposte concrete sui cronici ritardi relativi all'erogazione dei contributi contro il caro-gasolio e sul saldo formale delle risorse statali del Sea Modal Shift. La nuova protesta rischia di paralizzare l'intera logistica delle merci lungo i principali collegamenti navali tra l'isola e il resto del territorio nazionale.

Al centro del durissimo scontro vi sono quindici milioni di Euro di fondi regionali destinati a coprire i pesanti rincari dei carburanti, misura promessa dal governo locale ma ancora in attesa della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. L'assessore alla Mobilità Alessandro Aricò ha cercato di rassicurare la categoria confermando l'imminente emanazione del decreto attuativo per erogare il sostegno finanziario a fondo perduto alle imprese di trasporto-merci. Parallelamente, a livello nazionale si registra la profonda irritazione del settore per i severi tagli applicati al contributo Sea Modal Shift, la misura gestita direttamente dal ministero che copre appena il ventidue per cento del fabbisogno economico effettivo delle aziende operanti nei mari italiani.

La vertenza in corso richiama la massiccia mobilitazione dello scorso aprile, quando l'adesione di quasi la totalità delle imprese locali provocò la completa sospensione dei servizi d'imbarco dei semirimorchi sui traghetti commerciali. Qualora il tavolo di confronto con i vertici istituzionali non dovesse produrre i risultati sperati entro le prossime due settimane, il comitato si riunirà per stabilire la data d'inizio dello sciopero. Una seconda paralisi dei nodi portuali comporterebbe danni incalcolabili per la continuità territoriale e per la tenuta economica delle principali filiere produttive e distributive del Mezzogiorno d'Italia.

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