La revisione europea degli standard di CO2 per automobili e veicoli commerciali leggeri apre un confronto netto tra i diversi segmenti della filiera italiana. Dopo il voto della commissione Ambiente del Parlamento europeo, industria e rete distributiva valutano positivamente il compromesso appoggiato da Ppe, S&D e Renew; Motus-E, invece, richiama l’attenzione sulle politiche necessarie a sostenere la capacità competitiva dell’industria europea.
Il testo approvato interviene sui target previsti per il 2030 e il 2035 nel comparto dei veicoli commerciali leggeri, riducendoli, ed introduce la categoria Veef: mezzi alimentati esclusivamente da carburanti rinnovabili, riconosciuti come veicoli a zero emissioni. Per Roberto Vavassori, presidente dell’Anfia, la maggioranza parlamentare ha colto la necessità di modificare l’impianto regolatorio. "Siamo contenti che dopo anni di discussioni anche accese la maggioranza parlamentare europea dimostri di aver compreso che rivedere gli obiettivi e introdurre nuove flessibilità non rappresenta un passo indietro nella transizione, ma un passo avanti nel pragmatismo e nella responsabilità", afferma.
Secondo Vavassori, rispetto alla relazione del relatore Massimiliano Salini, definita "il minimo indispensabile per il settore", l’intesa costituisce comunque "un risultato importante nella direzione di un’apertura tecnologica". L’Anfia considera tuttavia non sostenibile l’obbligo di compensare il 7,5% degli obiettivi al 2035 mediante acciaio a basse emissioni e sollecita gli Stati membri, chiamati ad esprimersi in Consiglio, ad adottare un’impostazione ancora più pragmatica.
Anche Federauto legge il voto come un segnale favorevole. Il presidente Massimo Artusi, intervenendo alla Camera per la presentazione del Manifesto per una transizione non ideologica dei trasporti, lo ha indicato come un primo passo in avanti verso il superamento del Green Deal automotive elaborato dalla Commissione Timmermans, giudicato espressione di una visione unilateralmente indirizzata a favore dell’electric-only.
La rappresentanza dei concessionari attribuisce particolare rilievo alla nuova qualifica dei Veef, equiparati ai veicoli elettrici e a idrogeno sotto il profilo delle emissioni zero. Federauto chiede inoltre che la categoria possa includere tutti i carburanti rinnovabili contemplati dalla Red III. In vista del Consiglio e del trilogo, Artusi auspica ulteriori modifiche: eliminazione dei requisiti relativi all’acciaio verde, maggiore spazio alle soluzioni ibride e regole più elastiche sulle sanzioni Cafe.
La posizione di Motus-E resta più cauta. Il presidente Fabio Pressi valuta positivamente il mantenimento di un obiettivo finale elevato per l’elettrificazione, poiché conferma l’orientamento che l’Unione europea seguirà nel 2035. "Ma continuare a discutere di obiettivi sulle emissioni, senza costruire le condizioni industriali per raggiungerli, rischia di far perdere all’Europa la sfida più importante: quella della competitività", osserva.
Per Pressi, l’inserimento dei Veef introduce un fattore di incertezza normativa. I carburanti rinnovabili richiederanno una verifica delle loro effettive prestazioni ambientali e, essendo producibili soltanto in volumi limitati, dovrebbero essere destinati ai comparti meno elettrificabili, fra i quali aviazione e trasporto marittimo. Motus-E sottolinea che la trasformazione del mercato è già in atto: secondo l’associazione, a settembre la quota delle auto full electric ha raggiunto una media del 30%.
Rivolgendosi all’Italia, Pressi chiede che una parte dei 14 miliardi dello scostamento di bilancio domandato all’Unione europea per la sicurezza energetica venga destinata all’elettrificazione dei trasporti. "I fondi non mancano. Adesso non c’è più tempo da perdere", conclude.