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Parità di trattamento e CCF: due leve per la regolazione CO2

Riconoscere i carburanti a bassa intensità nelle metriche di flotta per sbloccare investimenti

In vista della prossima revisione del regolamento CO2 per i veicoli leggeri, i firmatari propongono due modifiche operative e coerenti con gli obiettivi climatici europei. 

1) Parità di trattamento tra veicoli nuovi e già circolanti. La politica climatica deve coprire l’intero parco veicolare. Oggi la direttiva sulle energie rinnovabili riconosce i combustibili rinnovabili indipendentemente dall’età del veicolo, mentre il regolamento sulle flotte CO2 si applica soltanto ai veicoli nuovi. Per massimizzare l’efficacia delle misure ed attrarre investimenti lungo tutta la filiera (produzione, distribuzione, blending), l’utilizzo di combustibili a bassa o nulla intensità carbonica deve essere preso in considerazione anche nella contabilizzazione delle emissioni dei veicoli nuovi. Escluderli indebolisce gli incentivi a scalare la produzione e rallenta la decarbonizzazione reale. 

2) Introduzione di un Carbon Correction Factor (CCF). L’attuale approccio considera i veicoli a combustione interna come alimentati al 100% con fossili, ignorando il progressivo aumento della quota di rinnovabili nel mix carburanti Ue. I dati Shares mostrano che già nel 2022 la quota di rinnovabili superava il 5%. Un CCF integrato nel regolamento verificherebbe sistematicamente la frazione di combustibile rinnovabile nel mix Ue e ne rifletterebbe le riduzioni di CO2 nella valutazione delle flotte. In termini pratici, il valore ufficiale di emissione di un veicolo verrebbe ridotto in proporzione alla quota Shares: ad esempio, con un 5% di rinnovabili, un veicolo con 100 g/km sarebbe contabilizzato come 95 g/km. Questo meccanismo renderebbe visibile e misurabile il contributo dei combustibili climaticamente neutri, migliorando la trasparenza normativa e sostenendo gli investimenti necessari alla transizione.

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