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Archiviazione per prescrizione nel caso Multiservizi portuali di Bari

Sequestri revocati ed accuse cadute: il processo si chiude senza condanne definitive

Dopo anni di indagini e processi, il tempo ha azzerato anche l’accusa principale: la prescrizione ha estinto il reato di bancarotta contestato a sette ex-amministratori e soci della cooperativa Multiservizi portuali, società fallita nel 2013 che all’epoca gestiva servizi nello scalo di Bari quali i parcheggi ed il trasporto terrestre dei crocieristi. Alcune condotte addebitate alla Procura risalivano addirittura al 2008, rendendo inevitabile l’operazione di archiviazione sostanziale. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Bari hanno quindi prosciolto gli imputati dichiarando l’estinzione dei reati per intervenuta prescrizione; gli imputati, assistiti dagli avvocati Falagario, Zilli e Moscatello, hanno sempre respinto le accuse, sostenendo correttezza gestionale o al più l’esistenza di profili di bancarotta preferenziale meno grave. 

Secondo l’accusa, l’amministratore di fatto Nicola Columbo, con alcuni collaboratori e familiari —tra cui la figlia Elisabetta, il genero Michele Manuto, i nipoti Saverio ed Antonio Veneziani, Giuseppe Monno e Nicola Costantini— avrebbe attuato un sistematico depauperamento patrimoniale per sottrarsi a debiti verso l’erario stimati intorno ai 600 mila Euro. In una fase precedente i magistrati avevano disposto anche il sequestro dei beni, poi revocato con le sentenze parziali di proscioglimento. L’inchiesta su Multiservizi era nata come filone parallelo della maxi-indagine della DDA sulle presunte infiltrazioni mafiose nel porto di Bari; le ipotesi di collusione con la criminalità organizzata sono però state archiviate. Nel 2013 gli imputati vennero arrestati, il dibattimento è iniziato nel 2017 e si è concluso ieri con il verdetto che, sul piano sostanziale, lascia poche tracce processuali di quella vecchia, complessa vicenda.

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