Un buco nei conti ed un aereo finito ad un Euro: la vicenda dell'A-340/500, soprannominato "Air Force Renzi", resta una ferita aperta nei bilanci pubblici. Tra il 2015 ed il 2018 lo Stato ha versato ad Alitalia circa 54 milioni di Euro tra anticipo e canoni per il noleggio del velivolo; l'impegno complessivo sul periodo arriva a circa 168 milioni. Una consulenza tecnica, firmata dal commercialista Stefano Martinazzo e trasmessa dalla Procura di Civitavecchia alla Corte dei conti, quantifica la sproporzione: valori di mercato stimati tra 15 e 35 milioni (altre valutazioni citano 22‑35 milioni o 15‑30), a fronte di una valorizzazione iniziale pari a 58 milioni di dollari e di un anticipo da 25 milioni comparso a ridosso della firma del contratto.
La struttura dell'operazione era una triangolazione: Etihad, socio di Alitalia, noleggiava l'A-340 ad Alitalia che lo sub‑locava allo Stato, aggirando vincoli sui contratti diretti con operatori extra‑Ue.
Secondo Martinazzo l'anticipo e la valorizzazione gonfiata hanno permesso al locatore di riacquisire il pieno possesso dell'aeromobile e di ricalcolare canoni più elevati a carico dello Stato. Nel 2018 il velivolo valeva poco più di 3 milioni e nel 2023 è stato ceduto simbolicamente ad un Euro, dopo poche decine di missioni istituzionali (29 voli di Stato su 88 totali) e senza che lo Stato abbia trattenuto alcun bene utile.
La Procura ha archiviato il fascicolo penale per assenza di elementi di truffa, ma l'esame contabile resta aperto: la Corte dei conti possiede la consulenza e gli atti, incluse email e clausole contrattuali anomale. A completare il quadro, spese accessorie contrattuali significative —da milioni per intrattenimento e connettività fino a voci riservate per la sicurezza— aumentano il costo totale. Rimane la domanda politica ed economica: chi si farà carico del divario tra prezzo pagato e valore di mercato, stimato in decine di milioni?