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Concessioni portuali: Adsp ed Assoporti impugnano la delibera Art

Frattura istituzionale: scontro su vigilanza ed accesso ai dati apre la via al Tar

I presidenti delle Autorità di sistema portuale —14 dei quali nominati di recente dal ministro Matteo Salvini— hanno deciso di impugnare in tribunale la delibera dell'Autorità di regolazione dei trasporti (Art). Al loro fianco c’è Roberto Petri, neo-eletto a capo di Assoporti e figura di riferimento per Fratelli d’Italia: Assoporti a sua volta si prepara ad una battaglia giuridica che coinvolge anche il Governo guidato da Giorgia Meloni

Per comprendere il contesto: a dicembre, mentre il Parlamento approvava la riforma della portualità, Art ha pubblicato una decisione sulle concessioni portuali fondata, secondo l’Authority, su direttive Ue e regolamenti ministeriali. La norma attribuisce ad Art compiti di vigilanza sulla regolarità delle concessioni e l’accesso ai dati oggi detenuti dalle Adsp. Per gli enti portuali e per Assoporti si tratta di un’invasione di campo: un trasferimento di poteri da organi a forte radicamento territoriale ad un soggetto di garanzia indipendente. 

Guidate dalle Autorità di Genova e Bari e con il sostegno delle associazioni di concessionari ed operatori (Assiterminal, Ancip), le Adsp hanno quindi ricorso al Tar contro l’atto di Art. È plausibile che la mobilitazione abbia avuto anche un mandato politico: Matteo Paroli, neo-presidente di Genova su indicazione di Edoardo Rixi, e Petri difficilmente avrebbero agito isolatamente. Tuttavia né il ministero delle Infrastrutture né la presidenza del Consiglio hanno formalmente impugnato la delibera. Nella memoria difensiva depositata al Tar, invece, il ministero e Palazzo Chigi risultano affiancati ad Art come amministrazioni resistenti —circostanza che traduce, paradossalmente, il Governo in avversario delle proprie Autorità portuali. Secondo fonti interne, la mancata segnalazione all’Avvocatura dello Stato sarebbe stata un “dimenticanza”; nessuno vuole prendersene la responsabilità. Il risultato è una frattura politica ed un pasticcio procedurale che rischia di complicare ulteriormente ogni possibile rientro negoziale.

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