Il presidente di Federagenti, Paolo Pessina, lancia un forte allarme: il ritardo sistemico nelle opere portuali italiane non è più sostenibile. Secondo il presidente, quasi tutti gli scali nazionali stanno subendo slittamenti nella realizzazione di infrastrutture strategiche —non solo banchine e piazzali, ma soprattutto le opere di interconnessione logistica che collegano porto, retroporto ed aree produttive dell’hinterland. Le cause indicate sono ricorrenti: contenziosi giudiziari in corso, appalti privi di clausole penali efficaci, revisioni progettuali tardive.
Il risultato è un diffuso “time to market” dilatato che mette a rischio l’affidabilità commerciale degli scali e la capacità di attrarre linea e traffico. In un contesto geopolitico e di commercio internazionale in rapida evoluzione, osserva, la prassi del rinvio perpetuo non è più compatibile con le esigenze degli operatori marittimi, degli spedizionieri e degli armatori. Federagenti propone un check‑up immediato e trasparente dello stato di avanzamento delle opere, non soltanto per adempiere agli obblighi del Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza), ma per evitare di perdere quote di mercato e la fiducia dei clienti esteri. La strategia del “comunichiamo in extremis” —annunci last minute di entrata in servizio o di modifica progettuale— rischia infatti di generare danni operativi permanenti: piani di stoccaggio, rotazioni di linea e relazioni commerciali sono costruiti su tempistiche certe.
Infine invita a non giocare con la memoria degli operatori ed a non nascondere i ritardi dietro revisioni improprie: serve responsabilità contrattuale, penali deterrenti ed una governance che acceleri le autorizzazioni e risolva i contenziosi con pragmatismo. Solo così i porti italiani potranno recuperare competitività e garantire continuità al sistema Paese nel ruolo cruciale di hub per l’interscambio globale.