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BYD chiede l'ingresso nell'Acea: svolta strategica in Europa

La mossa punta a consolidare la filiera locale ed a mitigare l'impatto dei dazi europei

Byd ha formalmente chiesto di entrare nell’Acea, diventando la prima casa automobilistica cinese a presentare una richiesta ufficiale di adesione: la notizia, anticipata da "Bloomberg", è stata confermata da un portavoce dell’associazione, che ha però precisato come non sia stata ancora assunta alcuna decisione. Il percorso di ammissione è articolato e richiede tempo: tra i criteri informali vi è la presenza di capacità produttive consolidate sul territorio europeo. 

Con sede a Bruxelles, l’Acea raggruppa attualmente 17 costruttori: 12 con quartier generale in Ue o Regno Unito (tra cui Bmw, Daimler Truck, Ferrari, Iveco, Jaguar, Mercedes‑Benz, Renault, Stellantis, Volkswagen, Volvo Group, Volvo Cars e Daf Trucks) e 5 operatori extra‑europei con sedi locali (Ford of Europe, Honda Motor Europe, Nissan, Toyota Motor Europe e Hyundai Motor Europe). 

Per Byd l’adesione rappresenterebbe un rafforzamento strategico nella regione: dopo un 2025 di forte crescita, le immatricolazioni dell’azienda in Europa sono aumentate del 179% nei primi due mesi dell’anno, raggiungendo 29.291 unità. 

Sul fronte commerciale, l’ingresso nell’associazione potrebbe fornire leva politica e tecnica nella gestione delle misure tariffarie: attualmente Byd smista verso l’Europa veicoli prodotti in Thailandia e conta sull’avvio della produzione di massa nello stabilimento ungherese nel secondo trimestre per consolidare la supply chain europea. Secondo le regole comunitarie del 2024, i veicoli elettrici importati dalla Cina restano esposti a dazi che possono arrivare fino al 27,4%.

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