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Genova e Civitavecchia chiedono ristori per i Comuni portuali

Con Anci per una tassa d'imbarco nazionale che copra i costi dei picchi di traffico

Le amministrazioni portuali di Genova e Civitavecchia hanno formalizzato una rivendicazione che interessa molte città costiere: l’elevato transito di passeggeri e operatori genera un impatto diretto su trasporti urbani, viabilità, decoro, sicurezza e servizi di pulizia, senza che i relativi oneri vengano adeguatamente compensati sul territorio. Di fatto, i Comuni sostengono costi organizzativi e gestionali che l’attuale quadro normativo non ristora in modo certo e stabile. 

L’iniziativa avviata da Genova —primo porto nazionale— è letta come un passo significativo in questa direzione. Da qui la scelta di ampliare la battaglia su scala nazionale: Genova e Civitavecchia, quest’ultima porto core e primo scalo crocieristico del Mediterraneo, intendono promuovere un’azione congiunta con Anci (Associazione nazionale comuni italiani) per coinvolgere tutte le città portuali e le associazioni istituzionali competenti. 

L’obiettivo è definire una disciplina nazionale chiara, equa ed uniforme, che introduca una norma specifica sulla tassa d’imbarco ed assicuri ai Comuni il riconoscimento dei costi sostenuti per la gestione dei picchi di afflusso e delle infrastrutture urbane. 

A breve è prevista una call operativa tra Genova, Civitavecchia ed Anci per formalizzare l’interlocuzione e delineare i primi passi tecnici e legislativi del percorso. L’intento è predisporre proposte condivise da porti ed amministrazioni locali, capaci di coniugare sviluppo portuale e sostenibilità economica per le comunità interessate.

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