Il 9 luglio 2024 un aereo B-777 di Latam, con a bordo quasi 400 persone, ha provocato danni per oltre 700 metri alla pista dell’aeroporto di Milano-Malpensa a seguito dell’inserimento, da parte dell’equipaggio, di parametri errati nel sistema di gestione del decollo. Dopo un’indagine durata un anno e mezzo, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) ha chiuso l’inchiesta, confermando che l’errore umano nei dati immessi è stato il fattore scatenante dell’evento. Il rapporto, di quasi cento pagine, ricostruisce le fasi operative e rileva che gli avvisi automatici del velivolo —in particolare il messaggio V‑Speeds unavailable— non sono stati adeguatamente considerati dai piloti.
Secondo gli esperti citati anche dal "Corriere" ed i due comandanti consultati in fase preliminare, quel segnale indicava in modo inequivocabile l’impossibilità del sistema di calcolare le velocità di decollo a causa di input non corretti. L’incidente avrebbe potuto avere esiti molto più gravi: l’aeromobile, pur danneggiando estensivamente la superficie di rotolamento, è riuscito a staccarsi da terra ed a rientrare a Malpensa circa un’ora e dieci minuti dopo. Il caso mette di nuovo in evidenza la dipendenza critica dai dati immessi nei Flight Management System (Fms) e la necessità di procedure di controlli incrociati ("cross‑check") rigorose in cabina, nonché di una formazione mirata alla gestione degli avvisi di degradazione delle funzioni di supporto al volo.