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Autotrasporto trevigiano: carenza di conducenti e rincari operativi

PmiI sotto stress: chiusure, contrazione del parco imprese e rischio di interruzione dei servizi

Il comparto dell’autotrasporto nel trevigiano è sotto forte pressione: Fita-Cna segnala criticità su due fronti contemporanei e opposti. Da un lato la carenza di manodopera: nella sola provincia di Treviso mancherebbero circa 300 conducenti; sul piano nazionale il gap si aggira intorno a 20.000 unità, con il Veneto che contribuisce per circa 1500 posti vacanti. Dall’altro, il tessuto imprenditoriale si è assottigliato: oggi si contano circa 1000 imprese attive contro le 1500 di dieci anni fa, una contrazione che mette a rischio la resilienza del settore. 

I costi operativi mostrano una tendenza strutturale al rialzo. Tra fine dicembre 2025 e fine gennaio 2026 il prezzo medio del gasolio è salito del 3,5% —anche per effetto di maggiori accise— con l’anomalia che in molti impianti il diesel risulta più caro della benzina. 

Parallelamente i pedaggi autostradali hanno registrato un incremento medio nazionale dell’1,5%. Cna stima che queste dinamiche possano tradursi in un onere aggiuntivo di circa 2000 Euro annui per veicolo nelle imprese artigiane. La transizione verso mezzi di nuova generazione impone ulteriori oneri: ricambi più costosi e manodopera specializzata fanno lievitare i costi ordinari di servizio fino a circa 4000 Euro all’anno per veicolo. 

Per le Pmi e le imprese individuali la perdita o l’assenza anche di un singolo autista può compromettere la continuità del servizio e la redditività. 

Sul piano geopolitico, i nuovi focolai di tensione in Medio Oriente aggiungono un’incertezza che incide su costi e programmazione a breve termine. Il risultato è un settore schiacciato tra carenza di risorse umane e pressioni sui costi, con impatti rilevanti soprattutto sulle realtà più fragili.

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