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Droni nella logistica: sperimentazioni, limiti e potenzialità

Verso integrazione modale: casi sanitari e sfide normative per la scalabilità

Non più confinati a rotaie, autostrade, rotte aeree o vie d’acqua: droni cargo e, in prospettiva, passeggeri stanno emergendo come modalità complementari alle tradizionali, soprattutto laddove il trasporto convenzionale incontra limiti di accessibilità o efficienza. Lo rivela la ricerca 2025 dell’Osservatorio droni e mobilità aerea avanzata del Politecnico di Milano, presentata ad un incontro promosso da Federtrasporto (Confindustria) con Freight Leader Council. 

A livello globale sono censiti 656 progetti: il 74% (485) punta alla logistica merci, il 26% (171) al trasporto passeggeri. Nel comparto merci il 56% riguarda beni di consumo e merci generiche, mentre il 44% è dedicato a materiale sanitario. Tuttavia la maturità operativa è ancora limitata: solo il 9% delle iniziative cargo è pienamente operativo, il 54% è in fase di sperimentazione ed il 34% è in annuncio. 

Il segmento sanitario mostra un’adozione concreta: i droni trasportano principalmente dispositivi medici (37%), farmaci (32%) e campioni biologici/sangue (23%), con il 72% delle missioni concentrate sull’ultimo miglio. 

Sul fronte passeggeri prevalgono le fasi preliminari: il 65% dei progetti è in annuncio ed il 35% in sperimentazione; il 58% delle iniziative interessa ambiti urbani, il 42% contesti extra-urbani. 

Per Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto, i droni devono essere considerati un’integrazione delle modalità esistenti: la sfida è mettere a rete infrastrutture e nodi logistici già presenti, costruendo casi operativi ripetibili e modelli di business solidi che rendano l’intermodalità sostenibile e scalabile.

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