Ieri, lunedì 29 giugno 2026, una capotreno in servizio su un convoglio ad alta velocità di Trenitalia è stata violentemente aggredita presso la stazione di Milano Lambrate, riaccendendo un durissimo scontro politico nazionale sulla gestione della sicurezza e dei presidi di vigilanza all'interno dei nodi ferroviari italiani. L'episodio, denunciato con forza dal sindacato Uil Trasporti, ha spinto le opposizioni parlamentari e regionali a mettere sotto accusa il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini, contestando una presunta discrepanza tra gli annunci mediatici e la reale tutela di passeggeri e personale di bordo.
Il caso ha assunto rilevanza nazionale dopo le pesanti dichiarazioni di Simone Negri, capodelegazione del Partito Democratico in commissione trasporti della Regione Lombardia. Il consigliere ha apertamente criticato il ministro Salvini, esortandolo ad abbandonare i proclami politici e la propaganda per concentrarsi sul contrasto alla criminalità che gravita attorno ai binari delle stazioni metropolitane. Secondo l'esponente dem, le aggressioni ai danni del personale viaggiante rappresentano ormai un'emergenza strutturale insostenibile che richiede misure urgenti e stanziamenti concreti, specialmente in vista del massiccio flusso di passeggeri previsto per la stagione estiva.
I sindacati del settore dei trasporti supportano questa visione e stanno valutando una serie di mobilitazioni e scioperi di protesta nelle prossime settimane per esigere l'estensione immediata dei varchi di controllo e un aumento del personale della Polizia Ferroviaria nelle stazioni considerate più a rischio. Nonostante la recente attivazione di FS Security, la società del gruppo Ferrovie dello Stato nata proprio per incrementare la sorveglianza nei complessi ferroviari, l'episodio di Lambrate dimostra quanto i grandi hub urbani restino vulnerabili alle criticità sociali e alla microcriminalità, minacciando la continuità del servizio pubblico.