Il 3 luglio 2026 scadrà ufficialmente il taglio delle accise sui carburanti introdotto dal Governo italiano con l'ultimo decreto ministeriale, cancellando lo sconto fiscale di cinque centesimi di euro che finora ha calmierato i prezzi di benzina e gasolio. La mancata proroga della misura, denunciata con forza dal Codacons, colpirà immediatamente milioni di automobilisti proprio all'inizio dei grandi spostamenti estivi, determinando un aumento generalizzato dei costi di rifornimento su tutta la rete stradale e autostradale nazionale, con pesanti ripercussioni sui bilanci delle famiglie e delle imprese di trasporto.
Il ripristino dell'aliquota piena, combinato con l'effetto dell'Iva applicata sulle stesse accise, si tradurrà in un rincaro istantaneo di oltre tre euro per ogni singolo pieno. Secondo le proiezioni diffuse dalle associazioni dei consumatori, la tariffa media del gasolio salirà subito a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria, sfondando la soglia psicologica dei due euro nei distributori autostradali. La benzina seguirà una traiettoria analoga, attestandosi a 1,86 euro al litro in città e sfiorando i due euro sui tratti della grande viabilità.
Questo balzo in avanti dei listini si consuma in uno scenario paradossale, caratterizzato dal crollo verticale del greggio sui mercati internazionali. Nell'ultimo mese il Brent è sceso sensibilmente, eppure i ribassi alla pompa sono rimasti microscopici nonostante il costante pressing del ministero delle Imprese sulle compagnie energetiche. L'annullamento del bonus fiscale rischia ora di innescare una nuova spirale inflattiva sui beni di prima necessità, aggravando i costi della logistica industriale in un momento economico delicato per la mobilità del Paese.