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Terna, cambio ai vertici con possibile costo milionario

Avvocatura dello Stato, il nodo del costoso avvicendamento

Il passaggio di testimone alla guida della Direzione legale e societaria di Terna sta attirando attenzione non tanto per il suo profilo ordinario, quanto per il contesto in cui maturerà. Nel gruppo che gestisce la rete elettrica nazionale, controllato da Cassa Depositi e Prestiti, Danilo Del Gaizo lascerà spazio a Giacomo Aiello: due nomi diversi, ma entrambi riconducibili alla stessa, selettissima area dell’Avvocatura dello Stato.

Il dato, sul piano formale, è netto. Del Gaizo, già vice avvocato generale dello Stato, era entrato in Terna nel tardo 2023 con l’incarico di presidiare la struttura legale del gruppo in una fase delicata, segnata dalla transizione energetica. Aiello, destinato a rilevarne le funzioni, proviene anch’egli dall’Avvocatura generale e ha alle spalle incarichi di peso in ambito politico e di governance, tra cui la guida del Gabinetto del ministero dell’Agricoltura, con Lollobrogida.

Per competenze giuridiche, esperienza nelle istituzioni e familiarità con le dinamiche della macchina statale, i due profili risultano sostanzialmente sovrapponibili. Non emergono elementi che indichino una frattura nella conduzione, né una criticità operativa o un difetto riconducibile alla gestione di Del Gaizo tale da giustificare una cessazione anticipata dell’incarico. La lettura che ne deriva è quella di una sostituzione a forte impronta politico-fiduciaria, nella quale un Avvocato dello Stato prende il posto di un altro.

È però sul terreno economico che la vicenda assume un rilievo più concreto. Del Gaizo era stato assunto con un assetto contrattuale allineato alle tutele e ai livelli retributivi delle prime linee manageriali di Stato. Una chiusura anticipata del rapporto, in assenza di una giusta causa collegata ad inadempienze o demeriti, comporta normalmente l’attivazione delle clausole di tutela patrimoniale, la liquidazione delle competenze residue e il cosiddetto golden parachute, cioè l’indennità di buonuscita per i top manager.

Sommandosi retribuzione fissa, componente variabile Mbo legata ai risultati maturati e indennità per la risoluzione anticipata del contratto, l’esborso complessivo per Terna potrebbe superare ampiamente il milione di Euro.

La questione, così impostata, pone un interrogativo che va oltre il singolo avvicendamento: ha senso sostenere un costo di questa portata per sostituire un professionista di alto livello con un altro profilo della medesima estrazione e pari solidità? In una fase in cui i costi delle infrastrutture energetiche e delle partecipate pubbliche sono osservati con particolare attenzione da mercati e cittadini, la manovra solleva dubbi sull’effettiva efficienza delle scelte di "human resource" ai vertici dei campioni nazionali. Da qui l’auspicio che l’azionista di maggioranza intervenga e che, se necessario, anche la nostra presidente del Consiglio richiami i manager pubblici all’impatto delle loro decisioni sulle bollette dei cittadini.

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