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Mobilità elettrica: serve equilibrio tra infrastrutture e domanda reale

Il ruolo degli incentivi per bilanciare offerta e richiesta nella diffusione di veicoli

Durante il Festival dell’economia di Trento, il ministro per gli Affari europei, il Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) e le politiche di coesione Tommaso Foti, ha espresso un punto di vista critico riguardo all’approccio dogmatico verso la mobilità elettrica. Sebbene si insista spesso sull'importanza di spingere esclusivamente sull’elettrico, ha evidenziato come il piano concordato con la Commissione europea prevedesse l’installazione di 22.000 colonnine di ricarica. Tuttavia, dai recenti bandi emerge una domanda stagnante, fatta eccezione per i centri urbani, sollevando dubbi sull’effettiva presenza ed attività degli operatori nel settore.

È stata sottolineata una dissonanza tra offerta e domanda: infatti, al 31 dicembre 2024 risultano presenti circa 65.000 infrastrutture di ricarica in Italia, mentre le auto elettriche immatricolate sono 303.000. Questa situazione posiziona l’Italia in testa tra i Paesi europei per rapporto colonnine/auto elettriche, ma la quota di auto elettriche nel parco circolante si attesta al 5%, ben al di sotto di altre realtà come la Francia (16%) ed il Regno Unito (19%).

Da qui l’osservazione pragmatica del ministro: senza incentivi mirati per stimolare l’acquisto di veicoli elettrici, si rischia di avere un’infrastruttura poco efficiente, utilizzata solo marginalmente e di fatto sovradimensionata rispetto all’effettiva domanda. Per un equilibrio sostenibile nel tempo, è quindi cruciale che il sostegno pubblico sia direzionato anche a favore del rafforzamento della domanda di auto elettriche, affinché le colonnine installate non restino meri elementi decorativi, ma strumenti funzionali alla transizione ecologica nel trasporto su strada.

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