La decarbonizzazione del trasporto merci su gomma non è più un'utopia. Se finora i mezzi elettrici hanno dominato le tratte urbane entro i 300 chilometri, la vera sfida si gioca oggi sulle lunghe distanze. Due filiere tecnologiche parallele si contendono il primato per sostituire i motori termici tradizionali, offrendo risposte concrete alle esigenze dei paesi globalizzati.
Sul fronte delle batterie pesanti, l'evoluzione ha compiuto un salto quantico. Veicoli stradali di nuova generazione garantiscono ora autonomie che superano i 500 chilometri con una singola ricarica. L'efficacia di questa svolta è confermata dai massicci investimenti dei giganti dell'e-commerce, pronti a integrare centinaia di truck elettrici di serie nelle proprie flotte interurbane, mentre oltreoceano si testano già prototipi capaci di raggiungere gli 800 chilometri di percorrenza.
Parallelamente, l'idrogeno si propone come l'alternativa ideale per i viaggi transfrontaliere, grazie a rifornimenti rapidi quanto i vecchi pieni di gasolio e autonomie fino a mille chilometri. Nonostante gli alti costi attuali di produzione e stoccaggio, l'industria sta accelerando la transizione attraverso consorzi europei strategici e progetti pilota su tratte reali.
Le sperimentazioni seguono un doppio binario: da un lato la tecnologia a celle di combustibile (fuel cell), che trasforma l'idrogeno in elettricità emettendo solo vapore acqueo; dall'altro, lo sviluppo di motori a combustione interna alimentati direttamente a idrogeno. Questa seconda opzione sfrutta l'architettura dei propulsori classici, garantendo una transizione industriale più morbida. Nei prossimi anni, l'adozione di una tecnologia rispetto all'altra non sarà universale, ma strettamente legata alla morfologia delle rotte commerciali e alla capillarità delle nuove infrastrutture di ricarica.