La riforma portuale si sta avvicinando al passaggio più delicato e, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe arrivare all’approvazione entro il 2026 attraverso un iter parlamentare completo e condiviso con gli operatori del settore. Lo ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi in un’intervista ai quotidiani del Gruppo Nem.
Nel delineare l’impianto del provvedimento ha spiegato che “abbiamo deciso di ridurre il capitale sociale” di Porti d’Italia SpA a 10 milioni di Euro, così da “evitare di bloccare risorse per un anno e mezzo”. Il viceministro ha comunque ribadito che “le Autorità restano soggetti centrali nella pianificazione e nello sviluppo degli scali”, pur sottolineando che “le decisioni strategiche devono essere coordinate a livello nazionale, anche con un piano di investimenti pluriennali”.
Secondo Rixi, intervenire soltanto sul numero delle Autorità senza rimettere mano al modello complessivo non avrebbe risolto le criticità aperte: “ridurre il numero delle Autorità senza modificare il modello avrebbe voluto dire non affrontare tutti i problemi”. In questa cornice, i criteri per la selezione degli investimenti saranno collegati alla strategicità delle infrastrutture, al ritorno economico, alla capacità di generare nuovi traffici ed occupazione, all’integrazione con le reti ferroviarie e logistiche e alla sostenibilità degli interventi.
Il viceministro ha insistito sul fatto che la riforma è pensata per dare valore alle peculiarità dei singoli scali, ma dentro una regia nazionale unitaria. Sul caso di Venezia, chiamata in causa per l’eventuale riconoscimento come Porto regolato, ha precisato: “L’obiettivo è far entrare il Porto regolato nella riforma. Venezia ha caratteristiche uniche legate alla presenza del Mose e alla necessità di conciliare sviluppo portuale e salvaguardia della laguna. Insieme al consigliere regionale Andrea Tomaello siamo al lavoro affinché la riforma possa riconoscere strumenti normativi adeguati”.
Quanto al Porto offshore di Venezia, già individuato dal decreto Draghi, Rixi ha adottato una linea prudente: “È un’opzione suggestiva ma complessa, di lungo periodo e con forti incognite operative ed ambientali. La priorità oggi è cercare di rafforzare ciò che già esiste e può funzionare subito”.