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directions_carCome cambierà il lavoro dopo la pandemia?

L'e-commerce e le consegne a domicilio spingono la nuova logistica già nel 2021

La pandemia sta travolgendo molti settori ma i cambiamenti che hanno iniziato ad avvenire offrono sbocchi a chi dovrà reinventarsi. Il boom degli acquisti online, per esempio, sta già facendo crescere la richiesta di operatori della logistica. Nuove chance per medici, infermieri e assistenti sanitari, per far fronte all’invecchiamento della popolazione e nuove opportunità nell’edilizia, grazie agli incentivi per le riqualificazioni energetiche di condomini e edifici pubblici. E nel settore pubblico, che dovrà rimpiazzare molti pensionati e gestire i fondi del Next Generation Eu. Secondo un articolo de Il Fatto quotidiano, non ci sarà tanto da aspettare: più di 500 mila precari e autonomi hanno già perso il lavoro e a fine marzo finirà il blocco dei licenziamenti. 

“Nella tragedia di questa crisi, il lato positivo è che la sfida della ricollocazione appare meno impossibile che in passato quando ci interrogavamo sull’impatto dei robot e della digitalizzazione”, conferma Andrea Garnero, economista della Direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse. Il punto fermo è che il coronavirus ha cambiato strutturalmente il tessuto economico: “Non torneremo al 21 febbraio, prima che si scoprisse il primo caso di covid in Italia - sottolinea Garnero - Ci siamo abituati a fare shopping su internet e questo rimarrà. Abbiamo visto che non è indispensabile essere sempre presenti in ufficio e molti continueranno a lavorare da casa un paio di giorni a settimana”. Novità che ridurranno la domanda di alcuni servizi, dai negozi di quartiere ai bar dei centri direzionali, perché anche un solo giorno di smart working significa un giorno su cinque perso per chi faceva la maggior parte del fatturato con le pause pranzo. E non tutti riusciranno a recuperare con il delivery. La maggiore abitudine a fare tutto online, poi, potrebbe segnare la fine delle agenzie di viaggio fisiche".

Gli stessi cambiamenti faranno nascere altre esigenze che creeranno posti di lavoro. “Tutte le aziende, anche di medie dimensioni, avranno bisogno di competenze nell’ambito della programmazione dell’e-commerce ma anche della logistica, per le consegne a domicilio - sottolinea Garnero - Quindi serviranno più trasportatori, e magari chi lavorava in un negozio che chiude perché i clienti comprano di più online potrà trovare lavoro in quel campo. Altre opportunità accessibili senza dover affrontare anni di riqualificazione si creeranno nel settore della cura delle persone: serviranno sempre più badanti, infermieri, operatori socio sanitari“.

Secondo Emilio Reyneri, professore emerito di Sociologia del lavoro dell’Università di Milano Bicocca, “gli urbanisti concordano sul fatto che la possibilità del lavoro a distanza, limitando il pendolarismo a pochi giorni a settimana, favorirà i trasferimenti in provincia, soprattutto in centri vicini a una metropolitana o una stazione. Qui potrebbero svilupparsi spazi di coworking, cioè con uffici in affitto e servizi comuni, creando un’altra opportunità di business, anche al Sud. Dove però per rendere possibile il cosiddetto southworking occorre aumentare l’offerta di servizi pubblici".