info

cancel

directions_carattach_fileAtlantia rifiuta la nuova offerta di Cdp

Il cda: "offerta non vincolante e inferiore alle attese"

Niente da fare. È stata un'altra fumata nera quella venuta fuori dal comignolo di Atlantia. In un comunicato divulgato il 28 dicembre 2020, l'azienda rende noto che "il consiglio di amministrazione di Atlantia, riunitosi in data odierna, ha esaminato l’offerta relativa all’intera partecipazione (88,06%) detenuta da Atlantia in Autostrade per l’Italia, Aspi, pervenuta in data 23 dicembre da Cdp Equity, Blackstone infrastructure advisors e Macquarie infrastructure and real assets (Europe)", cioè dal cosiddetto Consorzio Cdp. Ebbene, la nuova offerta è stata rifiutata.

Leggiamo ancora il comunicato di Atlantia. "L’offerta, oltre ad essere ancora non vincolante ed inferiore alle attese del consiglio di amministrazione, contiene, tra l’altro, una valutazione per il 100% dell’equity value di Aspi inferiore al range indicato dallo stesso Consorzio Cdp nelle precedenti comunicazioni del 19 e del 27 ottobre ed è peraltro - scrive il comunicato - ancora soggetta ad ulteriori potenziali aggiustamenti ad esito del completamento della due diligence che, secondo le indicazioni del Consorzio Cdp, dovrebbe completarsi per la fine di gennaio 2021".

"Il consiglio - prosegue il comunicato di Atlantia - ha tuttavia confermato al Consorzio Cdp la propria disponibilità a valutare un’eventuale offerta vincolante per la partecipazione detenuta in Aspi, purché, come più volte ribadito in occasione delle precedenti offerte, rispondente all’interesse sociale", conclude il comunicato.

Tradotto in soldoni, con questo comunicato Atlantia dice ancora no a Cassa depositi e prestiti nella trattativa per la cessione di Autostrade. La nuova offerta di Cdp e dei suoi partner Macquarie e Blackstone per l’88% di Aspi, rivista al ribasso anche alla luce di quanto sta emergendo nel corso del processo per il crollo del ponte Morandi, è stata giudicata insufficiente.

Siamo all'ennesima puntata di questa novela che ha avuto l'ultimo episodio una settimana fa circa, quando Cdp ha fatto sapere che il cda aveva dato il via libera a Cdp Equity per la presentazione da parte del consorzio di una lettera di offerta non vincolante che aggiornava la precedente “con riguardo, tra l’altro, a risultanze della due diligence in corso, al relativo impatto sulla valutazione economica e all’identificazione del processo e della tempistica per la presentazione di un’offerta vincolante”. La nuova versione della proposta conteneva un prezzo rivisto al ribasso e garanzie a rialzo, visto il rischio legato alla richiesta di risarcimenti per il crollo del Morandi. Secondo quanto riportato dal Messaggero la cifra messa sul piatto è inferiore di 400 milioni rispetto al range precedente che era di 8,5-9,5 miliardi di Euro: livello ben distante da quello individuato dal fondo azionista Tci, che si colloca tra 11 e 12 miliardi. La Stampa ha addirittura parlato di un’offerta ancora più bassa, da 7,5 miliardi di Euro.

Inoltre, come ricorda un articolo de "Il Fatto quotidiano", è stato formalizzato il nuovo schema con il controllo italiano del veicolo che acquisterà l’88,06% di Aspi, prevedendo che la partecipazione in Aspi venga rilevata dal consorzio tramite una BidCo partecipata da Cdp Equity fino al 51% (affiancando poi a Cdp altri investitori istituzionali italiani), da Blackstone e Macquarie con quote paritetiche per la parte residua: questo diversamente da quanto previsto in precedenza con Cdp che avrebbe avuto il 40% mentre i fondi si sarebbero divisi equamente il restante 60%.

A questo punto, puntualizza il Fatto, l’eventuale offerta vincolante di Cdp e dei partner esteri è attesa non prima della fine di gennaio: ij pratica, al termine della due diligence, se questa si chiuda senza intoppi. In ogni caso, la nuova offerta arriverà dopo l’assemblea di Atlantia convocata per il 15 gennaio per votare sul progetto di scissione, l’altro percorso avviato dalla holding e poi sospeso per dare spazio alle trattative con Cdp. L’ipotesi di un’offerta di Cdp successiva al 15 gennaio, ricorda il Fatto, era già stata presa in considerazione dalla stessa Atlantia: nel board che ha deliberato la scissione ha fissato come termine ultimo per farsi avanti il 31 luglio 2021, termine entro cui chi vuole può farsi avanti. Se, poi, il prezzo fosse quello giusto, potrebbe addirittura essere revocata la scissione.

attach_fileDocumenti