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flightFa discutere il caso tangenti in Leonardo

La società dell'ad Profumo è parte lesa, ma l'immagine dell'azienda ne soffre

Urbeaero Urbeaero

Un'altra tegola si abbatte sulla scrivania di Alessandro Profumo, ad di Leonardo, ex Finmeccanica. L'indagine del pm milanese Gaetano Ruta e della Guardia di finanza ha portato a scoprire un giro di tangenti che coinvolge una decina di manager Leonardo, al momento parte lesa. Diciamo al momento, perché stanno venendo fuori novità che preoccupano. 

I fatti sono noti: secondo la procura, Trans Part srl, società con a Milano specializzata in intermediazione nella distribuzione di materiali ed equipaggiamenti utili ad esempio nel settore militare, nell’aerospazio, nei trasporti e nel petrolchimico (di cui sono stati indagati quattro tra manager e dipendenti) a partire dal 2015 e fino al 2018, per ottenere appalti pagava dieci funzionari, attualmente indagati, del colosso Leonardo. Ma l'inchiesta, dicevamo, riserva nuovi colpi di scena. Come riporta un articolo de Ilfattoquotidiano.it, messo a fuoco il prezzo delle tangenti e i flussi di denaro con l'iscrizione di Google per la legge 231, ora l'inchiesta con 14 indagati entra nel vivo della corruzione tra privati. 

Tutto avveniva all'insaputa dei vertici di Leonardo, tanto che la società non è coinvolta. Ma a desso si è scoperto un vero e proprio libro mastro delle tangenti, ritrovato durante una delle perquisizioni: valore degli appalti, percentuali da pagare, tutto annotato per filo e per segno. La mazzetta, spiega Ilfattoquotidiano.it, veniva calcolata in base allo sconto ottenuto per l'appalto o per l'affidamento. Tutto avveniva fuori dagli uffici, anche ai tavolini degli autogrill, dove avveniva il passaggio di denaro oppure dove il funzionario di Leonardo, secondo l'accusa, indicava quale era il ribasso da attuare.

la vicenda, lo abbiamo detto, vede Leonardo come parte offesa, anche se non può non avere qualche ripercussione. Non a caso, alla notizia dell'indagine, la Borsa ha risposto con un calo deciso del titolo Leonardo: il giorno dopo la notizia delle indagini, infatti, il titolo ha lasciato sul terreno a Piazza Affari l'1,5%, anche in conseguenza di questa vicenda. E anche se gli analisti escludono che questa vicenda possa avere, per il resto, impatti di qualche rilievo sulle attività della società, resta il fatto che qualche ombra sulla gestione di questo gigante, anche questa nuova indagine esterna non potrà non gettarla. 

Anche perché Leonardo, ultimamente, sembra particolarmente sensibile alle maldestre attività di alcuni suoi dipendenti: oggi il giro delle tangenti, qualche giorno fa il trafugamento di dati messo in atto da un paio di tecnici informatici sempre targati Leonardo. Che intanto annuncia la partnership con il cloud provider italiano Aruba per commercializzare soluzioni cloud sicure, rivolte a imprese e istituzioni del mercato italiano ed europeo. La nuova offerta integra i servizi di sicurezza cyber di Leonardo con il cloud di Aruba ed è dedicata a grandi aziende e organizzazioni, infrastrutture critiche nazionali, pubblica amministrazione e istituzioni del comparto Difesa. Obiettivo della collaborazione è proporre, tramite una filiera completamente italiana, delle soluzioni cloud altamente affidabili, scalabili e ad elevate prestazioni, sicure in termini di protezione dei sistemi e con la garanzia della sovranità del dato.

"L’accordo con Aruba rafforza ulteriormente la distintività della nostra offerta, valorizzando la filiera nazionale per la protezione dei dati più sensibili dei nostri clienti e potenziandola grazie anche alla sinergia con i Leonardo Labs e con il supercalcolatore davinci-1 che abbiamo di recente presentato", ha commentato, con una dichiarazione riportata da Il Sole 24 ore, Tommaso Profeta, managing director della Divisione cyber security di Leonardo.