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Audizione su sistema Ets trasporto marittimo

Ferrari (Assiterminal): "Occorre tenere da conto il modello della portualità italiana"

Come modificare la direttiva che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas ad effetto serra nell'Unione europea per quanto riguarda il settore marittimo. Questo il tema al centro dell'audizione oggi mercoledì 3 luglio, alle ore 14:00, presso la commissione Trasporti della Camera dei deputati guidata da Salvatore Deidda. Sono stati sentiti i vertiti di Ancip, Assiterminal, Confitarma ed Uniport. 

Ad aprire la serie di audizioni è stato Gaudenzio Parenti, direttore generale dell'Associazione nazionale compagnie ed imprese portuali (Ancip): "L'iniziativa Fit for 55 recepisce il Green Deal europeo e ha inserito il settore marittimo nell'Emission Trading System (Ets). Va tenuto conto che il traffico marittimo contribuisce per il 77% al commercio mondiale e per il 35% a quello europeo, a fronte di emissioni GHG del 13% in Europa e di circa il 3% a livello mondiale. Quindi è un sistema trasportistico a basso impatto, che crea un benessere economico e sociale enorme, ma il sistema Ets crea criticità e distorsioni concorrenziali (ritorno al trasporto su gomma) e geografiche (perché riguarda il 100% dei viaggi intra-europei e solo il 50% di quella extra Ue) quindi può comportare una delocalizzazione".

A seguire il direttore generale di Assiterminal, Alessandro Ferrari: "Occorre privilegiare la transizione energetica delle compagnie di navigazione senza esimersi da quanto riguarda i porti. Occorre tenere da conto il modello della portualità italiana, distinguendo chi gestisce da chi opera. È importante trovare misure di tutela dell'ambiente adeguate (che ad oggi mancano) per favorire sia i concessionari che gli operatori. Diversamente si rischia che la competitività logistica nel Mediterraneo non sia affrontata in modo equilibrato".

Ha parlato poi Luca Sisto, direttore generale della Confederazione italiana armatori (Confitarma): "Il settore marittimo ha due particolarità: è virtuoso dal punto di vista delle emissioni (infatti non si capisce questo accanimento) ed è intrinsecamente internazionalizzato (le azioni dell'Ue rischiano di toglierci quote di traffico internazionale). Cosa fare? Riallocare i fondi della Carbon Tax: assegnando il 75% (non il 25% come attualmente) alla ricerca ed allo sviluppo di energie. Si parla di circa 1,5 miliardi di Euro. Inoltre vanno escluse dal sistema le navi di soccorso, assistenza, rimorchio in mare, supporto alle piattaforme petrolifere, e soprattutto il trasporto insulare, per garantire la continuità territoriale".

Infine Paolo Ferrandino, segretario generale dell'Unione nazionale imprese portuali (Uniport): questa "tassa di scopo colpisce la nave, ma gli effetti riguardano l'utilizzatore finale del bene trasportato e tutta la filiera logistica. I porti transhipment dell'Europa mediterranea rischiano di essere messi fuori gioco dal mercato. La migliore tutela dell'ambiente deve perciò riguardare l'intero settore marittimo del trasporto. C'è grande attenzione agli eventi meteomarini estremi da parte della aziende, che quindi sono interessate a prevenirli tramite queste misure, che però devono essere sostenibili dal punto di vista economico e sociale. Occorre che la Carbon Tax sia usata maggiormente per decarbonizzare il sistema marittimo".

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