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directions_carConcluse indagini su caporalato rider Uber, 10 persone coinvolte

L'inchiesta è stata fatta partire a maggio

A distanza di cinque mesi sono terminate le indagini della Procura di Milano sulle accuse di caporalato che riguardano i rider del servizio “Uber eats”, impegnati nella consegna di cibo a domicilio. A maggio, il tribunale lombardo aveva disposto il commissariamento della filiale italiana dell’azienda a stelle e strisce, una decisione che ha destato inevitabilmente sensazione. Le contestazioni sono presto dette: i rider in questione dovevano sopportare condizioni lavorative gravose, con basse e umilianti retribuzioni, oltre a un trattamento lavorativo degradante. La ricostruzione si è avvalsa inoltre di intercettazioni telefoniche dei manager che hanno consentito di appurare le condizioni effettive dei dipendenti. 

Gli indagati sono stati complessivamente dieci: i rider venivano pagati a cottimo, per la precisione 3 Euro a consegna, senza prestare attenzione alle distanze percorse e nemmeno delle condizioni atmosferiche, senza dimenticare le fasce orarie. Una sproporzione enorme tra quantità e qualità del lavoro messo a disposizione, ecco cosa si è accertato. Tra gli indagati figurano anche dirigenti di altre società che prestavano servizio per conto di Uber, vale a dire Flash Road City e Frc Srl, i quali avrebbero reclutato i lavoratori e applicato condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno in cui versavano. "Negli ultimi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con l'amministratore giudiziario per rivedere e rafforzare ulteriormente i nostri processi. Continueremo a collaborare con le autorità e a combattere tutte le forme di intermediazione illegale": così ha assicurato in una nota Uber Italia.