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Rinnovi e nomine: il Governo decide i board delle partecipate

Equilibri politici, pressioni regolatorie ed effetti sul sistema industriale e creditizio

Con la legge di bilancio chiusa, parte la stagione delle nomine: il Governo si troverà ad indicare decine di componenti dei board e alla guida di enti pubblici e società partecipate. Si tratta di una finestra delicata: oltre ai rinnovi nei grandi gruppi quotati come Leonardo, Enel, Eni, Poste, Terna, Enav e nell’universo bancario con Mps, vanno definite le nomine per circa una trentina di autorità e agenzie tra quelle sottoposte a vigilanza ministeriale. La partita è innanzitutto politica. 

Le designazioni dovranno tenere conto dell’equilibrio interno alla maggioranza e delle sensibilità dei ministeri competenti, con la necessità di bilanciare ruoli apicali e rapporti con i regolatori. Non mancano le incognite: il rischio di un effetto “risiko” nel sistema creditizio potrebbe produrre ulteriori movimenti ai vertici; sul fronte industriale, invece, la ricerca di continuità —dove i risultati aziendali lo giustificano— peserà nelle valutazioni su riconferme o avvicendamenti. 

Sul piano numerico, uno studio di settore ricorda come le partecipate – ed in particolare le principali 45 controllate dall’azionista pubblico– rappresentino un perimetro economico rilevante: fatturati aggregati superiori ai 300 miliardi, utili nell’ordine delle decine di miliardi, indebitamento significativo e una forza lavoro che supera il mezzo milione di occupati. Entro il primo semestre dell’anno il Governo dovrà chiudere nomine e rinnovare gli organi direttivi di molte realtà strategiche: un’operazione che condizionerà la governance industriale e regolatoria del Paese per i prossimi anni.

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