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Governo spaccato, infrastrutture ferme: conseguenze per la Sicilia

Caos decisionale rallenta cantieri ed aggrava servizi: isola penalizzata su mobilità e sicurezza

La lettura delle voci circolate dopo il consiglio dei ministri di ieri richiama l’immagine di una riunione condominiale mal conciliata: da una parte il ministro pronto a proporre Gemma di Anas come commissario straordinario per le opere viarie, dall’altra il premier che blocca la nomina, rinviando ogni decisione. Il risultato è l’ennesimo slittamento di un decreto che avrebbe dovuto accelerare cantieri in ritardo. Così, osserva Daniela Morfino, capogruppo M5S in commissione Ambiente ed Infrastrutture alla Camera, emerge la contraddizione di un Esecutivo in cui il vicepremier riscopre, a tre anni dall’insediamento, la lentezza delle lavorazioni infrastrutturali, mentre la presidenza del Consiglio frena e rimette tutto in discussione. 

Dalla gestione approssimativa del progetto per il ponte sullo Stretto alle difficoltà nella gestione delle emergenze idriche, fino alla persistenza di linee ferroviarie con livelli di puntualità inaccettabili e cantieri viari che arrancano: il quadro è di una governance frammentata che pesa sulle aree più sensibili, come la Sicilia. La critica di Morfino punta il dito sull’incongruenza politica: due leader di partito impegnati nello scontro sulle poltrone, mentre opere strategiche restano bloccate, con impatti concreti su mobilità, sicurezza e sviluppo territoriale.

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