La stretta sugli autovelox entra nella fase decisiva: il ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit) ha concluso il primo censimento nazionale e ha messo in luce una situazione critica. Pur stimandosi circa 11.000 apparecchi diffusi sul territorio, soltanto circa 3800 risultano caricati nella nuova piattaforma telematica attiva da fine settembre; di questi, poco più di mille rispettano automaticamente i requisiti di omologazione previsti dal decreto in adozione. Il provvedimento è stato notificato a Bruxelles nell’ambito della procedura Tris, con il conseguente periodo di stand‑still di 90 giorni.
Sul portale del dicastero è pubblicato l’elenco ufficiale degli strumenti omologati —consultabile anche via QRCode regione per regione— che certifica marca, modello e decreto di approvazione: dispositivi non presenti nell’elenco non possono legittimamente elevare sanzioni. Il nuovo decreto, entrato in vigore a giugno dopo la pubblicazione di aprile 2024, introduce per la prima volta regole organiche: distanza minima tra segnaletica e rilevatori, divieto d’uso in presenza di limiti urbani sotto i 50 km/h o di riduzioni superiori a 20 km/h sulle extraurbane, requisiti tecnici più stringenti e garanzie sulla privacy (immagini oscurate e accessibili solo su richiesta). Gli enti avevano due mesi per registrare marca, modello, matricola e decreto; chi non ha adempiuto deve fermare gli apparecchi fino alla regolarizzazione. La Corte di cassazione (aprile 2024) ha annullato multe emesse da strumenti non omologati, aprendo la via a numerosi ricorsi.