Oltre 250 pompe di benzina in Irlanda risultano già senza carburante, una crisi che le associazioni del settore imputano alle proteste contro il caro-diesel provocato dall’escalation bellica in Medio Oriente.
Kevin McPartlan, responsabile di Fuels for Ireland, ha riferito alla "Cnn" che le manifestazioni hanno creato “enormi disagi” alle consegne; secondo le sue stime il numero di stazioni a secco potrebbe salire fino a 500 entro la giornata. Per quattro giorni consecutivi, convogli di autotrasportatori e macchine agricole hanno bloccato ampi tratti autostradali: camion e trattori hanno interrotto i corridoi logistici principali, compromettendo la pianificazione delle rotte dei cisternati e la distribuzione just-in-time verso le forecourt. Il fermo della rete di raccolta e consegna ha generato colli di bottiglia ai terminal di stoccaggio e ritardi nelle allocazioni ai punti vendita. I disagi si sono riverberati anche sui passeggeri: filmati circolati sui social mostrano viaggiatori che, bloccati in lunghe code, hanno abbandonato le auto e proseguito a piedi per raggiungere l’aeroporto di Dublino.
Il primo ministro (Taoiseach) Micheál Martin, intervenendo su "Rte", ha avvertito che il Paese è “sull’orlo” di dover rifiutare consegne petrolifere nel mezzo di una crisi globale dell’approvvigionamento, sottolineando il rischio di impatti sistemici sulla catena logistica energetica nazionale. La situazione richiede un intervento coordinato tra autorità, operatori dei terminal e flotte cisterna per ristabilire le linee di rifornimento e mitigare il rischio di interruzioni prolungate nei servizi essenziali.