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Crisi dei combustibili fossili: l'Ue punta al disaccoppiamento

Gas critico, carburante aviazione e diesel a rischio: anni per riportare i prezzi alla normalità

Il commissario all’energia Dan Jorgensen sottolinea che grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti ed ad un minore consumo di gas, insieme ad un’accelerazione delle rinnovabili che ha portato a livelli record, l’Europa è oggi meno esposta alla dipendenza russa. Tuttavia, avverte, non siamo in presenza di una generica “crisi energetica” ma di una crisi legata ai combustibili fossili, dalla quale occorre disaccoppiarsi progressivamente. 

Secondo Jorgensen, l’attuale ondata di prezzi alti sta gravando su economie, cittadini ed imprese. Al momento la sicurezza degli approvvigionamenti non è compromessa su scala generale, ma esistono vulnerabilità puntuali: carburante per aviazione e forse diesel potrebbero scarseggiare se il conflitto dovesse protrarsi. Per il gas la situazione è critica: molte infrastrutture sono state danneggiate e, anche in uno scenario di fine immediata delle ostilità —giudicato però poco probabile— servirebbero anni perché i prezzi ritornino a livelli normali. Il petrolio presenta dinamiche diverse: la produzione potrebbe riprendere in 2–4 settimane, pur con tempi aggiuntivi per le consegne. Un conflitto prolungato rischierebbe quindi di generare sia tagli alle forniture sia un’ulteriore impennata dei prezzi. Le istituzioni si stanno preparando a vari scenari e sperano di evitare misure drastiche, ma Jorgensen ricorda che la speranza non può sostituire una strategia concreta. Sul possibile ritorno ai rifornimenti dalla Russia la sua posizione è categorica: non è contemplato.

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