Nel pieno di un mese che per la rete ferroviaria italiana si annuncia tra i più complessi di sempre, il Governo prova a ricomporre in fretta il dossier delle nomine in Ferrovie dello Stato. La partita si è aperta dopo le dimissioni di Stefano Donnarumma da amministratore delegato, mentre la circolazione resta sotto forte pressione per una sequenza di cantieri senza precedenti. A Firenze, dalle 23 di ieri e fino al 10 luglio, e poi ancora tra il 26 ed il 30, è in programma la sostituzione del cavalcavia Ponte al Pino: sulla direttrice Firenze-Roma, la più rilevante del Paese, i convogli verranno deviati sulla linea tirrenica con un incremento dei tempi di viaggio che può arrivare fino a due ore e mezza.
La necessità di dare una risposta immediata all’emergenza ha spinto Giorgia Meloni a concordare con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini una soluzione improntata alla discontinuità. In base a quanto riferiscono fonti della maggioranza, a metà settimana è atteso un consiglio di amministrazione con all’ordine del giorno le dimissioni in blocco dell’organo del gruppo. L’obiettivo è consentire una nomina rapidissima di Gianpiero Strisciuglio, oggi al vertice di Trenitalia, alla guida di Ferrovie dello Stato per un triennio; un assetto diverso da quello che si avrebbe se fosse l’attuale consiglio a procedere, circostanza che limiterebbe l’incarico a un solo anno.
L’eventuale passaggio di Strisciuglio non è ostacolato, secondo l’impostazione che circola nei palazzi della maggioranza, dall’iscrizione nel registro degli indagati per la strage di Brandizzo. Lo statuto del gruppo, viene sottolineato, lo mette al riparo da conseguenze fino a un’eventuale sentenza definitiva. Per il Governo, si tratta dell’unica figura interna ritenuta in grado di reggere l’urto di un sistema ferroviario sottoposto a una pressione eccezionale, tra lavori e ritardi accumulati.
Il quadro operativo resta infatti pesantissimo: la rete è descritta come un cantiere diffuso, con circa 1300 interventi in corso, in larga parte finanziati da 24 miliardi di fondi del Recovery Plan e da completare entro la fine dell’anno. Oltre alla Firenze-Roma ed alla fase conclusiva della nuova stazione sotterranea alternativa a Santa Maria Novella, attesa da vent’anni, pesano anche la Genova-Milano, il completamento dell’alta velocità da Milano a Venezia e l’alta capacità Napoli-Bari.
Le tensioni, però, non si fermano alla gestione dell’emergenza ferroviaria. La maggioranza resta divisa anche sulle ricadute delle dimissioni di Donnarumma e sulla sua sostituzione con Strisciuglio. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida spinge per Sabrina De Filippis, attuale numero uno di Fs Logistix, indicazione sostenuta anche da Arianna Meloni, sorella della premier. Dall’altra parte, i leghisti su indicazione di Salvini ritengono che la casella debba andare a Simone Gorini, oggi direttore dell’Alta velocità.
In assenza di un’intesa immediata, la soluzione sulle altre posizioni viene rinviata a fine mese, dopo la nomina di Strisciuglio e la conferma alla presidenza dell’attuale Tommaso Tanzilli, in quota Fratelli d’Italia.
Sullo sfondo, fra Rai, Consob, Antitrust e prospettive elettorali, la maggioranza continua a muoversi in un confronto permanente e ad alta tensione.